I matrimoni non sono sempre tutti rose e fiori: negli ultimi anni, infatti, sono sempre di più le relazioni che si sfaldano e le coppie, così, decidono per una separazione di fatto.  Questa,  in attesa di una riconciliazione o di un divorzio vero e proprio, è una situazione temporanea in quanto le coppie non pongono ufficialmente fine al proprio rapporto matrimoniale, ma ne sospendono i suoi effetti e “doveri”. In questi casi la separazione di fatto è, infatti, una delle possibili vie da intraprendere.

Questo è sicuramente il modo più rapido e agevole per manifestare la fine della vita matrimoniale con l’interruzione da parte di uno o entrambi i coniugi del proprio rapporto psicologico, morale e/o patrimoniale con la famiglia. In genere si parla di separazione di fatto quando i coniugi decidono di comune accordo di cessare la propria convivenza dal momento in cui uno dei due lascia la propria casa – andando a vivere in un’altra abitazione – esprimendo così la propria intenzione di mettere un punto al proprio rapporto matrimoniale, mentre l’altra parte accetta (o tollera) la decisione.

Tramite la separazione di fatto non vengono determinate conseguenze giuridiche “automatiche” quindi, in qualsiasi momento, ciascun coniuge può richiedere la ripresa della convivenza.

La modalità più comune di separazione di fatto è attraverso il dichiarato abbandono del tetto coniugale da parte di almeno uno dei due coniugi, con un accordo che può vedere un eventuale sostegno economico nei confronti della parte meno agiata. Tuttavia, come dimostrato dalle indagini, molte coppie, dopo un periodo di separazione di fatto decide di divorziare in via legale, davanti a un giudice.

In alcuni casi durante una separazione di fatto possono subentrare delle vie giuridiche, come ad esempio nel momento in cui uno dei due coniugi instauri una relazione extra-coniugale, con una violazione del dovere di fedeltà dato dal vincolo coniugale che non si è ancora interrotto in maniera ufficiale. Ma anche nel momento in cui una delle due parti decidesse di trasferirsi altrove senza assumere delle accortezze opportune, andando così a violare degli obblighi di assistenza morale nati con il matrimonio.

Specialmente in quest’ultimo caso – e in presenza dei figli – per evitare di vedersi attribuita una colpa per abbandono del tetto coniugale senza un motivo valido (con tutte le sue conseguenze), è sempre consigliabile comunicare all’altro coniuge la propria volontà di trasferirsi altrove: questo può essere fatto attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno dove andranno indicati i motivi dell’eventuale crisi coniugale – e così la decisione di lasciare il tetto coniugale – insieme al nuovo recapito e indirizzo presso il quale può essere reperito per ogni necessità dei figli.

Va sottolineato, però, che in ogni caso con la separazione marito e moglie manterranno comunque la qualità di coniugi ma i doveri di coabitazione e fedeltà del matrimonio vengono meno: tuttavia rimarrà comunque dovere delle due parti di provvedere al mantenimento, educazione e istruzione dei propri figli insieme all’assistenza materiale verso il coniuge ritenuto economicamente più debole.