Antonio Di Pietro e Barack Obama protagonisti della puntata di Servizio Pubblico condotto da Michele Santoro. È stata davvero una puntata interessante quella di ieri: si è partiti dallo scandalo immobiliare dell’IDV di cui si è parlato a Report, ma sempre con un occhio alle prossime politiche e a quello che è successo negli Stati Uniti.

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La rielezione di Barack Obama, per cui è stato anche fatto un parallelo con l’uragano Sandy, ha infatti solleticato l’immaginario di Vauro, che ha mostrato a Michele Santoro e agli spettatori di Servizio Pubblico una vignetta in cui ironizza sulla famosa battuta di Slivio Berlusconi che disse che Obama era giovane, bello e “abbronzato”. Anche Antonio Di Pietro al centro delle vignette di Vauro, per via dei tanti immobili, che ormai rappresentano un vero e proprio imbarazzo per il suo partito. Molto divertente in particolare la vignetta di Vauro che ritrae l’ex leader egiziano Hosni Mubarak all’inferno, che quasi teme l’attribuzione della moglie di Di Pietro, così come le era stata attribuita come nipote Ruby Rubacuori, ormai vero e proprio tormentone della seconda repubblica. Tornando seri, ci si chiedeva se gli errori dei partiti, tutti, oggi avessero generato l’assenza di una discriminante agli occhi dell’elettore: evidentemente per chi è stato il faro di Tangentopoli, la questione è molto differente. Il passaggio dalla legge alla politica non ha spogliato completamente Di Pietro dalla sua aurea di giudice, portando all’esiziale interrogativo: chi custodisce i custodi?

Dal canto suo Michele Santoro ha torchiato Di Pietro sull’argomento dei finanziamenti pubblici ai partiti, con una verve che ha ricordato a tutti perché il giornalista sia tanto amato dal suo pubblico. Di Pietro è stato passato al setaccio su più punti di vista, sui mutui contratti per gli immobili e sul referendum per l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti: secondo Santoro, se l’IDV è contraria ai finanziamenti doveva evitare di prenderli e la bufera non ci sarebbe stata. Tanto di cappello per la scelta degli ospiti e degli argomenti, che hanno riflesso a tuttotondo, anche più delle altre volte, lo strano periodo politico e sociale che l’Italia sta attraversando.

Santoro si è concentrato sulla questione del leader che non c’è, per cui si continua a votare sul sito di Servizio Pubblico. Quel che è certo è che in Italia non c’è un altro Obama e come ha sottolineato il giornalista Vittorio Feltri, presente in studio, sarebbe necessario distruggere l’intero sistema politico e poi ricostruire. Feltri ha riconosciuto nel ruolo di Caterpillar la guida del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, anche se si è detto poco fiducioso nel fatto che Grillo possa essere anche l’ingegnere che ricostruisce.

Grillo, pur non essendo presente, anche perché ha sempre rifiutato di comparire nei talk show, è stato in contumacia un altro dei protagonisti della puntata di Servizio Pubblico: difeso a spada tratta da Marco Travaglio, soprattutto in relazione a quanto scritto da Feltri sul conto di colui che ormai appare un capopopolo, non più un capocomico, si è tornato a parlare anche di Federica Salsi, la cui comparsa in un talk how ha suscitato le ire del M5S e dello stesso Grillo. Travaglio ha ben sottolineato come in effetti, se si fa parte di un partito, o come in questo caso di un movimento, si devono rispettare determinate regole, altrimenti perché iscrivervisi?

D’altro canto, la Salsi ha però testimoniato una certa violenza nei suoi confronti, che ha ricevuto la solidarietà di altri partiti, probabilmente pronti a corteggiarla politicamente, e privatamente da alcuni esponenti o simpatizzanti del M5S. Quello che la Salsi ha rincarato però non lascia indifferente: il M5S senza Grillo non avrebbe raggiunto i risultati che ha raggiunto, secondo la Salsi, che lamenta tuttavia una sorta di paura di parlare, dei metodi tra chi ne fa parte che ricordano un po’ i diktat bolscevichi tanto in voga fino a qualche anno decennio fa anche in alcuni partiti della sinistra italiana. Ma solo il tempo darà ragione o torto a un movimento così giovane, che si affaccia ora al governo di enti locali e statali. La Salsi ha poi paragonato il M5S a una setta:

«Il movimento è una setta, come Scientology, e non è normale. Di questo passo farà una brutta fine, come l’Italia.»

Fonte: Il Fatto Quotidiano.