Silvio Berlusconi oscura in un certo senso la portata rivoluzionaria che Servizio Pubblico aveva assunto finora nell’immaginario collettivo. I fan di Michele Santoro l’avevano previsto, credendo che l’ospitata avrebbe solo giovato all’ex premier, aumentandone l’esposizione televisiva. Ma da un lato o dall’altro hanno vinto tutti stavolta: Berlusconi ha vinto perché è riuscito a sfoderare una verve che in molti avevano dimenticato, essendo apparso sottotono nelle ultime interviste TV, Santoro ha vinto con gli ascolti e con lui l’emittente La7.

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Va in onda quindi il Silvio Berlusconi Show e l’approfondimento di Servizio Pubblico diventa d’improvviso un botta e risposta con Michele Santoro in cui non mancano neppure le gag, la solita sicurezza di Berlusconi che ribatte a tutte le provocazioni in maniera talvolta scontata talaltra brillante.

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Tra le risposte brillanti e scontate a un tempo da annoverare, la spiegazione della crisi economica italiana fornita da Berlusconi:

«Nessuna responsabilità del mio governo, c’era una crisi internazionale curata male dal governo dei professori.»

Berlusconi ha ragione: esiste una crisi che è stata innescata dalle banche, da alcuni errori partiti con la concessione dei mutui ormai oltre quattro anni fa, ma è pure vero che successivamente non ci sono state delle azioni di governo, che fossero di laissez faire o di austerity, che sono riuscite a incidere. E l’ultima battuta di Berlusconi suona anche quella del sindaco del paesello che dà la colpa all’amministrazione precedente.

Tutto sembra poi concentrarsi sul bunga bunga e Marco Travaglio legge una lettera in cui prende in esame alcune questioni trite e ritrite relative a Berlusconi, chiosando con una frase che appare lievemente utopica e demagogica, contro chiunque fosse stata pronunciata:

«Ho aspettato 20 anni per intervistarla ma ora non mi viene nessuna domanda perché la cosa più grave non è cosa ha detto e cosa ha fatto in questi anni ma cosa non ha detto e non ha fatto. Pensi ora l’Italia come sarebbe… verrebbe da piangere a tutti noi e forse anche a lei. Non ha detto che chi non paga le tasse non è un furbo ma un ladro che ruba agli onesti. Non ha detto che chi paga o prende tangenti non va candidato. Che la mafia non va combattuta ma che va sconfitta proprio, che la Costituzione va rispettata e non va cambiata ogni volta.»

Si parla anche di questioni giudiziarie, quelle di Berlusconi da un lato, quelle di Travaglio dall’altro. E tutto si conclude con Berlusconi che pulisce la sedia su cui c’era stato il giornalista, prima di accomodarvisi. Un’immagine che è stata diffusa immediatamente sui social network, ma che solo superficialmente dà l’aria a Berlusconi del grande mattatore: Berlusconi ha invece fatto la figura del grande comunicatore. È quasi come se la TV l’avesse inventata lui e avesse completo controllo di un mezzo che conosce benissimo. Proprio come Marshall McLuhan insegna.

Fonte: Il Messaggero.