Il sesso potrebbe diventare una tassa? Certo, la sola idea potrebbe far tremare ogni coppia italiana, finalmente un brivido in questa calda estate. La crisi economica è ormai al centro dei pensieri di tutti: sui social network spuntano le ipotesi più fantasiose – tra cui va ricordata la celebre interpretazione sulla tassa per gli animali domestici – ma si finisce spesso per chiedersi se verrà resa a pagamento anche l’aria che si respira dal governo di Mario Monti.

Così, Michele Serra esce sull’Espresso con un articolo molto divertente, in cui si ipotizzano differenti tasse, tra cui una sul sesso. Già, sebbene il sesso non sia ancora stato ancora tassato, si immagina che ogni coppia italiana e anche i single lo pratichino: i primi con una frequenza più o meno alta, i secondi in modo occasionale. La crisi economica potrebbe essere risolta, quindi, recuperando denaro da una pratica così diffusa?

Serra scherza così sulla tassa sul sesso:

«Solo trenta centesimi per ogni rapporto, un’inezia per il contribuente, una miniera d’oro per lo Stato. In discussione le forme di riscossione: vale l’autocertificazione oppure è meglio applicare gli studi di settore? E sarà possibile forfettizzare, come chiede l’associazione dei bagnini romagnoli? Dure polemiche per l’ennesima esenzione totale concessa alla Chiesa.»

In effetti i piacenti e affascinanti bagnini romagnoli, soprattutto in queste settimane, potrebbero risentire di questa tassa. E se qualcuno fa sesso in ufficio con un collega o con il capo, andrebbe multato con l’aggravante dell’assenteismo? Certo, in quest’ottica, meglio non pensare quali parti del corpo potrebbero essere pignorate in caso di morosità. Soprattutto i maschietti potrebbero avere la peggio.

Tutto ricorda la scena del film La Noia, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, in cui Catherine Spaak veniva cosparsa di denaro durante un giochino sessuale. Di questi tempi, viene facile immaginare come, a una richiesta del genere, una donna potrebbe venir coperta giusto di monetine di rame: quelle da 1, 2 e 5 centesimi di euro.

Fonte: Espresso.