Sesso, gli italiani lo fanno di meno. Sono trascorsi i bei tempi in cui si diceva che lo Stivale era la patria della passione. E, così, sulle magliette si potrebbe ritrovare invece di “Italians do it better”, “Italians do it less and less”, gli italiani lo fanno sempre meno. Non si parla di rapporti occasionali, si tratta di un fenomeno che colpisce soprattutto chi è in una coppia stabile.

Dopo il declassamento economico di Standard and Poor’s arriva quello del sesso, stavolta da parte di Onepoll.com, che ha intervistato 15mila donne provenienti da 20 nazioni: al primo posto ci sono gli spagnoli, al secondo i brasiliani, mentre gli italiani sono solo terzi e i francesi quarti. La coppia italiana scoppia? Forse la crisi econonomica c’entra qualcosa.

Sì, perché il sesso si fa di meno perché la donna ha un sensibile calo del desiderio: presa dal lavoro, dalla famiglia (ecco perché le coppie sono le più colpite), dai bambini, è più stressata, dorme mediamente meno e assume più zuccheri e carboidrati, che abbassano la voglia di sesso. La produzione continua di adrenalina fa essere le donne più irritabili e anche se il sesso potrebbe essere un buon rimedio, vi si ricorre poco.

La sessuologa Alessandra Graziottin ha spiegato il fenomeno in questo modo:

«Le donne sono in una condizione di costante stress, dormono meno di quanto dovrebbero, sei ore e mezza anziché otto, producono cortisolo e adrenalina a tutto spiano, perciò sono più aggressive e irritabili. La mancanza di sonno sollecita la voglia di grassi e zuccheri, e questo abbassa la libido. Poi ci sono i bambini, il lavoro, le preoccupazioni. è una situazione di allerta senza interruzioni. Per il sesso di qualità ci vuole tempo, e il tempo non c’è mai. Fare l’amore è diventato come timbrare il cartellino, o come lavarsi i denti, qualche volta anche meno piacevole. All’impoverimento economico si è accompagnato un impoverimento sentimentale. Nessuno è il più grande amante in queste condizioni.»

L’amore ai tempi della crisi è un brutto affare e se Raffaella Carrà cantava “quant’è bello far l’amore da Trieste in giù” invitando alla promiscuità sessuale, oggi il suo monito valga come un invito, non tanto alla promiscuità, quanto a prendere le redini del proprio rapporto tra le lenzuola.

Fonte: La Stampa.