In ogni fase della gravidanza, le future mamme si pongono inevitabilmente delle domande riguardanti la salute del bambino. Per rispondere a questi interrogativi, il ginecologo prescriverà loro tutta una serie di analisi da svolgere nell’arco dei nove mesi: si tratta di quelle indicati dal Ministero della Salute e offerte dal Servizio sanitario nazionale. Spetterà poi al medico valutare caso per caso la necessità di sottoporsi a ulteriori indagini. Ecco, a seconda delle settimane di gestazione, quali sono le analisi del sangue cui sottoporsi.

Emocromo Da effettuare all’inizio della gravidanza, tra la 28° e la 32° settimana e tra la 33° e la 37° settimana. Serve a diagnosticare una eventuale anemia che potrebbe rendere la futura mamma più facilmente soggetta a infezioni e interferire con lo sviluppo del feto.

Ferritina Da effettuare fra la 28° e la 32° settimana. Indica la quantità di depositi di ferro nell’organismo, per valutare l’opportunità di prescrivere un integratore.

Test di Coombs indiretto Da effettuare ogni mese, dall’inizio della gravidanza. Se il sangue della mamma è Rh negativo e quello del papà Rh positivo, è possibile che anche quello del bambino sia Rh positivo. In questo caso, l’organismo materno potrebbe produrre anticorpi che, attraversata la placenta, distruggerebbero i globuli rossi del feto. Il test di Coombs indiretto ne verifica la presenza.

Glicemia Da effettuare nel primo trimestre della gravidanza per escludere la presenza del diabete gestazionale.

Transaminasi (Alt e Ast) Da effettuare nel primo trimestre della gravidanza per valutare la funzionalità epatica: l’alanina aminotransferasi e l’aspartato aminotransferasi sono infatti enzimi prodotti dal fegato.

Rubeo test Da effettuare all’inizio della gestazione, ma meglio sarebbe in epoca preconcezionale per potersi vaccinare con anticipo, è utile per scoprire se la futura mamma ha contratto la rosolia e sviluppato i relativi anticorpi.

Toxo test Da effettuare all’inizio della gravidanza o, se il test è negativo, ogni 30-40 giorni serve a capire se la mamma ha contratto la toxoplasmosi, una infezione provocata da un parassita presente nelle feci di gatti infetti e in alimenti contaminati. Se il risultato è negativo, la donna dovrà adottare serie precauzioni -specie alimentari- nell’arco dei nove mesi.

HIV Da effettuare all’inizio della gravidanza e fra la 33° e la 37° settimana; in caso di positività è possibile sottoporre la futura mamma e il neonato ad antiretrovirali che diminuiscono il rischio di contagio.

Epatite B (Antigene HBs Ag) Da effettuare fra la 33° e la 37° settimana. Questa patologia può essere trasmessa al bambino al momento del parto: se la mamma è portatrice sana, dopo la nascita il bimbo viene sottoposto a vaccino.

Test della sifilide Da effettuare entro la 13° settimana di gravidanza e nel terzo trimestre: per prudenza, questo esame andrebbe eseguito anche in caso di rischio minimo. In caso di diagnosi positiva il bambino può essere efficacemente sottoposto a trattamento antibiotico.

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