Finalmente debutta oggi nelle sale l’attesissimo film “Sex and the City 2″.

La pellicola, nonostante vanti milioni di fan in tutto il mondo e sarà un sicuro successo ai botteghini, è stata accusata di essere anti-musulmana, anti-islamica e anti-araba dalle principali riviste americane e arabe.

Il film si ambienta a Abu Dhabi, capitale del nuovo lusso negli Emirati Arabi, ma in realtà le riprese si sono svolte in Marocco, perché il governo degli Emirati non ha accettato la richiesta di far girare il film nel proprio territorio. Gli stessi Emirati hanno censurato il film, che non sarà distribuito nei loro confini.

Ad esempio, Jihad Watch si è così espressa in merito al film:

“È pura islamofobia. I musulmani sono descritti come puritani e misogini”.

Lo stesso Hollywood Reporter concorda nel pensare che il film offenda le donne musulmane.

In realtà le scene incriminate sarebbero tre: la prima vede le quattro amiche in un night club di Abu Dhabi dove cantano al Karaoke “I am a woman”. Questa scena è stata interpretata di cattivo gusto, vista la condizione femminile in questi Paesi. Ma, in fondo, perché inneggiare alla propria femminilità dovrebbe essere di cattivo gusto?

La seconda scena vede Samantha (Kim Cattrall) che fa delle avance esplicite al suo corteggiatore in un bar. Questo episodio crea un enorme scandalo tra i musulmani lì presenti e porterà l’esuberante Samantha addirittura in prigione. Questa scena offenderebbe i mussulmani in quanto bigotti, secondo le critiche, ma in realtà evoca semplicemente normali notizie di cronaca.

La terza scena vede le donne musulmane che si levano i loro burqa per mostrare alle quattro newyorkesi i loro vestiti all’ultima moda. Secondo i critici, questo farebbe intendere agli spettatori il burqa come una prigione e le donne arabe superficiali e vacue come le occidentali. In realtà le donne musulmane nascondono sotto i loro veli vestiti molto eleganti e alla moda. Per questo motivo sono spesso in Italia a fare shopping.

L’accusa di islamofobia è l’unica vera critica. Gli americani, dopo il tragico episodio dell’11 settembre sono terrorizzati dai musulmani, che vengono visti come terroristi spietati. Inoltre la condizione femminile di quei Paesi è tristemente conosciuta e gli Stati Uniti si sono sempre fatti portavoce della democrazia e della libertà di espressione nel mondo.

La critica che il film sembra muovere è in fondo una sola: nonostante l’estrema ricchezza e la vantata modernità, i Paesi arabi non riescono a comprendere che la democrazia significa libertà di espressione, positiva o negativa che sia.

Sotto i veli, comunque, tutte le donne sono uguali: tutte adorano Dior.