Se lo shopping diventa una malattia e la moda si fa dipendenza irrefrenabile dall’acquisto, si è di fronte a quella patologia denominata shopaholism. Finalmente però, con l’aiuto di una pillola, si potrà dire addio a quella altresì nota come sindrome da acquisto compulsivo.

A quanto pare, la soluzione a tutti i problemi legati alla dipendenza da shopping risiederebbe in un farmaco: si chiama memantina, lo stesso già utilizzato anche per i malati di Alzheimer. Dopo circa otto settimane di somministrazione, gli psichiatri dell’Università del Minnesota hanno notato un certo miglioramento: gli shopaholic presi in esame hanno diminuito la frequenza degli acquisti e così anche l’entità della spesa è calata notevolmente, per la gioia dell’equipe e delle finanze dei diretti interessati.

Una shopaholic non può resistere di fronte a una vetrina: non è tanto la moda in sé a interessarla, quanto lo shopping inteso come dipendenza: si acquista solo per assecondare un bisogno ossessivo e per calmare stati d’ansia. Inizialmente ci si trova a comprare per togliersi uno sfizio, ma se si ricava particolare soddisfazione dall’acquisto, comprare può diventare il palliativo per problemi psicologici ben più gravi, divenendo un disturbo ossessivo-compulsivo; a quel punto non interessa più l’oggetto dell’acquisto o la sua utilità: la shopaholic compra anche cose del tutto inutili e che potrebbero finire direttamente nel cestino della spazzatura, con buona pace della moda.

Anche se tale patologia non è stata ancora riconosciuta come disturbo psichico dall’Associazione degli Psichiatri Americani, comporta problemi sia alla persona che al portafogli poiché la shopaholic che si lancia nello shopping per calmare l’ansia si trova a lungo andare in un circolo vizioso di stress dovuti all’acquisto; un’ossessione che, in alcuni casi, arriva a interferire gravemente con la vita sociale e lavorativa mentre il conto in banca si prosciuga. Finora la sperimentazione è stata avviata solo negli Stati Uniti dove circa l’8% della popolazione statunitense è colpita da tale sindrome, con un picco dell’80% composto da donne; bisognerà dunque ancora attendere a lungo per sapere se la malattia verrà riconosciuta come tale e se la memantina farà il giro del mondo, aprendo la strada a una più approfondita ricerca riguardante un fenomeno non solo psicologico ma anche sociale.

Fonte: Il Messaggero