Le sue interpretazioni sono entrate nella storia del cinema, facendo incetta di Oscar e vari riconoscimenti: prima fra tutti sicuramente il ruolo dell’affascinante Tenente Ellen Ripley nella saga di “Alien“.

Alla soglia dei suoi 60 anni, Sigourney Weaver ritorna sul grande schermo ancora una volta in un film di fantascienza. È “Avatar” di James Cameron, dove interpreta il ruolo della scienziata Grace Augustine. Su Pandora, Grace alterna il lavoro di scienziato nella base degli umani, Hell’s Gate, con quello di biologa, tramite il suo avatar, nella foresta pluviale di Pandora. Grace è il mentore e la guida materna del protagonista Jake Sully.

Sigourney Weaver ha rilasciato molte interviste riguardo al suo ultimo film, abbiamo raccolto le battute più importanti.

“Come è stato lavorare nuovamente con James Cameron?”

Weaver:

“Io e James siamo come una vecchia coppia di sposi. Io sono una perfezionista e mi piace lavorare con James perché so che lui è peggio di me in queste cose!”.

“Cosa hai pensato quando hai letto la sceneggiatura?”

Weaver:

“Non sono una persona che si emoziona facilmente, ma alla fine del film stavo piangendo. Mi ricordo che quando lessi la sceneggiatura pensai subito: “Adoro questa roba ma come diavolo pensano di riuscire a realizzarla?”. Niente di simile è stato mai fatto prima”.

“Questo film ha generato molte discussioni, a cosa potrebbe essere paragonato?”

Weaver:

“Sinceramente non penso si possano fare paragoni. Non c’e nulla di simile o similare. Per una certa generazione, Avatar cambierà il modo di intendere il cinema. L’intero film è in 3D, anche le normali scene tra due attori. Così lo spettatore si trova nella stessa stanza con i protagonisti. È un film, poi, che affronta tematiche serie, come l’ecologia”.

“Avatar rappresenta la tua prima esperienza con il digitale e con la motion capture. Come è stato?”

Weaver:

“È cambiato molto dalla prima volta che ho visto l’immagine del mio avatar. James mi mostrò un disegno e rimasi così sorpresa che ne chiesi subito una copia da portarmi via. Adesso però somiglia ancora di più a me e non è più sorprendente, è uno shock. Ha lo stesso sguardo di Sigourney, il che è inquietante perché io cercavo di fare uno sguardo da Grace, non da Sigourney. Il modo con cui la Weta ha catturato le nostre espressioni… c’è così tanto di noi in questi avatar, è davvero una cosa straordinaria”.

Traduzione a cura di Anastasia Mazzia