Non smette di creare polemiche l’intervista a Silvio Berlusconi mandata in onda a reti unificate da quasi tutti i telegiornali italiani la sera del 20 maggio scorso.

In quell’occasione infatti, ad eccezione del Tg3 e del Tg di La7 diretto da Enrico Mentana, tutti i telegiornali serali accettarono di mandare in onda una intervista in cui il Premier rompeva il silenzio elettorale dei giorni precedenti, nel tentativo di dare una svolta decisiva alle elezioni amministrative ancora in corso, con particolare attenzione a quelle milanesi.

Galleria di immagini: Silvio Berlusconi, Famiglia Cristiana

Dopo aver ricevuto critiche persino da Famiglia Cristiana, la sovraesposizione mediatica del Premier viene ora censurata dall’Agcom, la Commissione servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La Commissione interna ha decretato di comminare una sanzione economica a tutti i telegiornali che hanno mandato in onda il video autoprodotto dal Premier.

La sanzione è però di entità differente da caso a caso: va peggio a Tg1 e Tg4, per esempio, in quanto recidivi. L’Agcom era infatti già dovuta intervenire in precedenza, richiedendo a Augusto Minzolini ed Emilio Fede un maggior equilibrio politico. Ai due recidivi, quindi, viene oggi applicata un’ammenda di oltre 258.000 euro, mentre per gli altri telegiornali (Tg2, Tg5 e Studio Aperto) la sanzione è di “solo” 100.000 euro ciascuno.

Nelle varie interviste, prodotte singolarmente da ogni telegiornale ma identiche nei contenuti e nella location, Silvio Berlusconi si presentava in qualità di leader del Pdl, seduto ad una scrivania con logo del partito ben visibile. Mandate in onda quasi in contemporanea, sono apparse sostanzialmente come un discorso a reti unificate, senza contraddittorio e senza un pari trattamento del leader di opposizione.

Per questo l’Agcom ha deciso di applicare le sanzioni, e tramite il suo Presidente, Corrado Calabrò, fa sapere che non si tratta di una valutazione politica, ma piuttosto “strettamente giuridica”, in quanto “la violazione c’è e le sanzioni ne sono la naturale conseguenza”. Nel documento emesso dalla Commissione per spiegare le ragioni del richiamo ufficiale effettuato ai direttori dei telegiornali interessati, si legge:

“L’Autorità ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso” in quanto “il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative”.