Non farà passi indietro, ma si andrà alle urne se non arriverà la fiducia alla Camera.

Sarà una giornata decisiva quella di oggi per il Governo, in un modo o nell’altro. Un successo nel voto di Montecitorio darebbe nuovo slancio e consentirebbe al premier di guadagnare altri preziosi mesi, mentre una sconfitta aprirebbe definitivamente la strada alla crisi politica e quindi il ricorso alle elezioni anticipate.

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Lo afferma lo stesso Silvio Berlusconi, che nel suo discorso di ieri alla Camera ha riaffermato come non intenda gettare il Paese nell’instabilità governativa, ma che se sfiduciato si opporrà alla creazione di un governo tecnico. Nelle ultime ore continuano serrati gli incontri con i “frondisti”, in particolare con i fedelissimi dell’ex-ministro Claudio Scajola. In molti hanno rassicurato Berlusconi, che tuttavia teme qualche “colpo di mano” al momento del voto.

Il premier smentisce trattative vere e proprie, ma alcuni segnali importanti arrivano tuttavia dalle varie sedi politiche. Lo stesso Umberto Bossi è stato visto “sbadigliare” copiosamente durante l’intervento del presidente del Consiglio, mentre è nota l’insofferenza all’interno del Pdl e tra gli stessi ministri nei confronti di Giulio Tremonti. Il timore vero e proprio non sono tanto i possibili voti contrari, bensì le potenziali assenze che renderebbero più agevole alle opposizioni far mancare ancora una volta i numeri al Governo.

Mentre il Cavaliere spende parole di lode per Giorgio Napolitano, complimentandosi con il presidente della Repubblica per gli interventi di stimolo all’attività politica, pur senza interferire con le normali prassi parlamentari, alle opposizioni riserva parole di fuoco:

«Chi nell’opposizione ama sfregiare il paese, chi vuole continuare a erigere patiboli e continuare a lapidare ogni giorno un nuovo capro espiatorio sappia che ci troverà come ostacoli sulla sua strada; chi invece vuole fare proposte concrete e discutere dando prova di responsabilità civile sarà un interlocutore utile e valido».

Poco dopo arrivano le repliche di Pierluigi Bersani, segretario Pd, che afferma come l’intervento del Premier sia stato: «penoso e prova dello sbandamento totale» e del Presidente della Camera Gianfranco Fini: «nemmeno Berlusconi crede più a quello che dice». Critico anche Pierferdinando Casini, che avverte Berlusconi sulle possibili conseguenze di un ricorso alle urne:

«Se si va al voto, come pensa Berlusconi, è chiaro che la metà dei parlamentari non saranno candidati. Uomo avvisato mezzo salvato».

Fonte: La Stampa