Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria, è tornato ad esprimere la sua opinione in materia di fiction dedicate alla mafia:

La mafia è una patologia terribile per il nostro Paese. Ne paghiamo l’esistenza anche per l’immagine all’estero dell’Italia. Abbiamo la brutta abitudine di produrre fiction sulla mafia che hanno portato questa immagine negativa del nostro Paese in giro per il mondo. Spero che questa moda sia ormai finita.

Affermazioni forti, che si vanno ad aggiungere a quelle del novembre 2009, quando il premier si erà già scagliato con decisione contro la più celebre saga televisiva dedicata alla malavita:

Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo.

Puntuali, ovviamente, le repliche di attori, scrittori, registi e politici dell’opposizione. Vale la pena citare quella di Michele Placido, indimenticabile protagonista, nei panni del commissario Cattani, delle prime quattro serie de La Piovra:

Ha ragione Berlusconi, la mafia non esiste: gli attentati a Falcone e Borsellino, a Firenze, Milano e Torino erano solo riprese cinematografiche dirette da Damiano Damiani, Florestano Vancini e Luigi Perelli. Questa volta mi pare il premier abbia fatto un po’ autogol perché La Piovra è roba di tanti anni fa, mentre le fiction TV più recenti sulla mafia, da Il Capo dei Capi a quelle su Falcone e Borsellino le ha fatte suo figlio per Mediaset.

Interessante, poi, anche l’opinione di Carlo Lucarelli, firma prestigiosa che nel suo programma TV Blu Notte ha fatto luce su alcune delle pagine più oscure della storia recente:

Ci dispiace molto di far fare una gran brutta figura all’Italia, cercando di aprire gli occhi su quello che ci circonda. Con le parole di Berlusconi, noi scrittori di noir siamo tutti a rischio.

Visioni opposte, quindi, sul connubio TV e politica che non mancheranno di suscitare ancora polemiche accese e approfondimenti doverosi: è giusto raccontare gli angoli più bui della società italiana davanti al mondo? O sarebbe più corretto lavare i propri panni sporchi in casa? Il dibattito è aperto.