Per essere il suo primo ingresso al processo Mills, non è andata granché bene a Silvio Berlusconi.

Il Presidente del Consiglio, presentatosi oggi per la prima volta a un’udienza del famigerato processo in cui è accusato di corruzione in atti giudiziari, è stato infatti accolto da appena una decina di fan, alcuni giovani a sostegno dei magistrati, ma soprattutto da un furioso contestatore.

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L’uomo, che si chiama Pietro Palau Giovannetti ed è presidente dell’associazione Movimento per la Giustizia Robin Hood, ha lanciato alcune frasi di protesta nei confronti dei sostenitori del Premier, e il suo grido “Vergognatevi buffoni“, è risuonato all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Milano, sede del processo. Il signor Palau Giovannetti è stato prelevato di peso dalle forze dell’ordine, ma allontanandosi ha continuato a gridare frasi indirizzate al piccolo gruppo di fan di Silvio Berlusconi.

I giornalisti e i cameramen presenti sul posto hanno seguito l’uomo, il quale ha concluso la propria invettiva dicendo che “In questo Paese non si può neanche più parlare”. L’imputato Berlusconi non ha comunque assistito alla scena, arrivando poco dopo in auto blu ed entrando direttamente dentro al Palazzo di Giustizia.

Quindi niente folla di sostenitori stavolta per il Premier, diversamente da quanto successo alla mediaticissima prima udienza del RubyGate. I più organizzati erano stavolta giovani a favore della magistratura, che si sono presentati davanti al Tribunale mostrando alcuni cartelli che nella grafica ricordano gli infelici cartelloni creati da Lassini, candidato del Pdl al Consiglio Comunale milanese, nei quali i magistrati venivano associati alle Brigate Rosse. Nei cartelloni, i giovani hanno invece voluto ricordare il sacrificio di tanti magistrati e membri della polizia giudiziaria, i quali a costo della propria vita hanno portato avanti la lotta alla criminalità, Brigate Rosse comprese.

Di sfondo a tutto ciò, spiccano le gigantografie di tre uomini di giustizia uccisi dal terrorismo, appese all’esterno del Tribunale di Milano. Si tratta delle fotografie del PM Emilio Alessandrini, del giudice istruttore Guido Galli, e dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, esposte a memoria per coloro che avversano la magistratura accusandola persino di eversione comunista e definendola “Un cancro“.