La fiducia verso il Presidente del Consiglio è ai minimi storici. Lo dice una valutazione empirica di queste ultime tornate elettorali, dove praticamente non gliene è andata bene una, lo dicono anche i sondaggi.

Quello di Ipr, pubblicato da “Repubblica”, sta facendo il giro delle redazioni, perché per la prima volta dopo anni indica concretamente il superamento del centrosinistra rispetto al centrodestra, se si votasse domani e con l’attuale legge elettorale.

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Le percentuali sono soltanto numeri, ma a volte dicono tutto: non è tanto il 42,5% del centrosinistra in versione larga (Pd, Sel, Verdi, Idv, Psi e radicali) contro il 39% di Pdl+Lega, quanto il 29% di consenso a Silvio Berlusconi. Crollando questo dato – come si è visto a Milano, con l’emorragia di preferenze sulle schede nella prima fase del voto amministrativo – crolla tutto il resto, perché il Cavaliere ha sempre incentrato il suo progetto politico sulla sua immagine. Appannata quella (anche a causa dei suoi processi) non funziona più niente.

Tant’è che il gradimento dei mille intervistati verso il governo resta stabile, anzi migliora di un punto percentuale, pur restando molto basso, attorno al 40%: numeri portati da alcuni ministri assai più apprezzati dall’elettorato, come il Guardasigili Angelino Alfano o il ministro degli Interni, Roberto Maroni.

Il sondaggio è pubblicato da una testata notoriamente ostile verso il premier italiano, ma è un dato di fatto che soltanto nelle ultime settimane si è registrato uno scollamento tra rappresentanti del centrodestra e il loro elettorato.

Basti pensare che in due occasioni consecutive hanno fatto il contrario di quanto richiesto: a Milano hanno disertato le urne, quando sarebbe stato necessario tornarci per salvare la candidatura indebolita di Letizia Moratti; ai referendum ci sono andati, senza prestare orecchio all’invito di Berlusconi e di Umberto Bossi ad andare al mare.

La situazione politica italiana è quella tipica dello stallo estivo: nessuno ha la forza di prendere in mano la situazione, e lo stesso centrosinistra non è sicuro sia una buona idea andare subito al voto.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, infatti, sono tutti preoccupati dalla cosiddetta “porcellum“, che non garantirebbe la maggioranza in Senato al centrosinistra, ma farebbe certamente perdere il centrodestra. Una nuova legge elettorale proporzionale, in stile Prima Repubblica, invece, premierebbe partiti più piccoli, come l’Idv di Antonio Di Pietro o Sel di Niki Vendola, i quali, guarda caso, si sono affrettati a respingere ogni tentativo di “strumentalizzazione dei referendum” per evitare di dare la spallata definitiva al governo in un momento poco adatto, tentando nel frattempo di riscrivere le regole.

In pratica, il presidente del Consiglio è costretto a palazzo Chigi più dalle strategie dei suoi avversari che non dalla sua autentica capacità di resistenza. Ma ha tempo per recuperare. Come al solito, concesso da quelli che dovrebbero pensare a sconfiggerlo.