Il pericolo in agguato con l’eventuale sconfitta nelle amministrative sembra divenire ogni giorno più reale per Silvio Berlusconi. L’ennesimo episodio a dimostrazione di questa ipotesi è avvenuto ieri al vertice del G8, quando il premier italiano ha avvicinato Barack Obama per esporgli la propria visione dell’attuale panorama di casa nostra.

Nelle parole di Silvio Berlusconi l’ennesimo attacco alla magistratura, in mano a giudizi di sinistra e di cui lui sarebbe ancora il principale bersaglio. Un tentativo, maldestro agli occhi dei più, di giocare la carta del “pericolo comunista” con l’alleato americano. L’esito però, a giudicare dalle reazioni tra l’imbarazzato e l’irritato dei vari capi di governo e di quasi tutti i leader politici nostrani, sarebbe stato goffo e ai limiti del ridicolo.

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Il Presidente degli Stati Uniti, come messo in evidenza da Il Sole 24Ore, sarebbe sembrato a dir poco “scarsamente interessato” alla questione. La riunione aveva come temi principali la Libia e la primavera araba, nessuno dei quali al centro delle parole di Berlusconi. In sintesi, il presidente del consiglio italiano avrebbe sussurrato al numero uno di Washington come la sua maggioranza sarebbe sì più stretta, ma anche ben più coesa.

Una volta giunto l’interprete, le parole del leader Pdl sarebbero state a favore di tutti i presenti:

“Noi abbiamo presentato una riforma della giustizia che per noi è fondamentale perché oggi abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra”.

Dall’Italia un coro generale di disapprovazione, dall’ANM con Luca Palmara a Di Pietro, Fassino, Casini e Rutelli, tutti concordi nel definire questa nuova uscita di Berlusconi come “l’ennesima figuraccia” per il nostro paese.