Silvio Berlusconi torna a parlare in pubblico con una modalità che è ormai l’unica utilizzata dal Presidente del Consiglio per comunicare con gli elettori: la telefonata in diretta a un convegno di suoi sostenitori.

È accaduto alla festa del Pdl di Bisceglie, dove il Premier è intervenuto telefonicamente lanciandosi in un monologo a difesa dell’operato del Governo, senza tralasciare accuse specifiche a Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini.

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Sarebbe infatti degli ex alleati, secondo Silvio Berlusconi, la colpa delle mancate riforme, mai attuate nonostante abbiano rappresentato il leitmotiv della campagna elettorale della Casa delle Libertà prima e del Pdl poi. Undici anni quasi continuativi di governo, ma a conti fatti nessuna riforma, come ammette lui stesso:

«Non siamo mai riusciti a portare in Parlamento le riforme perché con Casini prima e poi con Fini non c’era la possibilità dentro la nostra maggioranza di farle viaggiare. Ora in 18 mesi tutto questo sarà possibile»

Così si è giustificato il Presidente del Consiglio, nel tentativo di scrollarsi di dosso l’accusa, ormai lanciata anche dalla Confindustria di Emma Marcegaglia, di non aver attuato nessuna delle riforme promesse alla sua discesa in campo nel 1994. La colpa del mancato rinnovamento del paese sarebbe quindi di Fini e Casini, oggi all’opposizione, e non sua.

Ma nella telefonata alla festa di Bisceglie, Berlusconi ribadisce anche quelli che ritiene essere i successi del Governo, con parole che davanti al rischio di default economico dell’Italia sono parse a molti eccessivamente ottimistiche:

«Abbiamo fieramente l’intenzione di conseguire il pareggio di bilancio nel 2013 e questo sarà un grande record perché l’unica volta che è successo in Italia è stato nel 1876, cioè 135 anni fa».

Berlusconi ha poi chiarito quelle che secondo lui sono le priorità del Governo nei prossimi mesi:

«La riforma della giustizia, la riforma del fisco e la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato. Faremo le riforme a dispetto di quello che si augura l’opposizione sfascista con cui abbiamo a che fare e che pensa solo al proprio tornaconto».

Fonte: Il Secolo XIX