Quella che cui sta assistendo Silvio Berlusconi è una vera e propria emorragia della sua maggioranza. Quasi ogni giorno si assiste al passaggio di membri del Pdl verso i banchi delle opposizioni.

Gli ultimi in ordine cronologico sono stati i deputati Ida D’Ippolito e Alessio Bocciani. che dal partito di Silvio Berlusconi sono confluiti nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. Dopo questa defezione, secondo i primi calcoli, il premier perderebbe la maggioranza della camera, giungendo a quota 314, cioè sotto la soglia di 316 che il 14 dicembre del 2010 gli ha permesso di mantenere la guida del Paese.

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Ma le incognite sono ancora molte. Resta per esempio da definire la complessa posizione dell’ onorevole Pippo Gianni che, una volta eletto nell’ Udc, è poi passato al gruppo dei “Responsabili” (ora denominati “Popolo e Territorio”) e ha comunicato a Silvio Berlusconi che molto probabilmente voterà contro il decreto del governo:

«Se conterrà delle norme sull’occupazione nel Meridione e nel Centro Sud lo voterò, altrimenti non lo voterò. Io non sono stato nominato da Berlusconi e non vengo dalla maggioranza.»

Quanto meno ambigue si rivelano anche le mosse di alcuni esponenti del neonato “Popolo e Territorio” che hanno deciso di aderire al gruppo Misto. Tuttavia Amerigo Porfidia, Elio Belcastro e Arturo Iannaccone, hanno sottolineato il completo ed assoluto appoggio personale a Silvio Berlusconi:

«Non solo confermiamo la fiducia, ma aggiungiamo che la nostra fiducia va personalmente a Silvio Berlusconi. Ricostituiamo la componente del Misto, da cui già provenivamo perché siamo impegnati a organizzare il nostro partito sul territorio meridionale e ci serve la visibilità che ci garantisce formare una nostra componente nel Misto».

Intanto l’onorevole Denis Verdini, coordinatore del Pdl, è già passato al contrattacco, cercando di mantenere salda quel che resta della maggioranza, per garantire che ci siano i numeri necessari in Parlamento. Così in queste ore, Verdini cerca di convincere a restare, per conto di Berlusconi, il maggior numero possibili di coloro che si dicono pronti a lasciare il governo.

Fonte: La Repubblica