Silvio Berlusconi non voterà. L’ha affermato lo stesso Premier all’interno della conferenza stampa che l’ha visto protagonista. Berlusconi, che in questi giorni impazza su Facebook con una parodia di Mister B, che altri non è che il signor Burns de “I Simpson”, ha commentato spiegando che secondo lui è diritto dei cittadini se decidere di votare per i referendum.

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Una mancanza di impegno civico da parte del Capo del Governo che ha lasciato un po’ tutti allibiti, soprattutto perché, invece, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che compirà come sempre il proprio dovere. Un approccio differente da parte delle due più importanti cariche dello stato, che peraltro sono a sufficienza anziane per conoscere l’iter che ha portato il suffragio universale in Italia e come i referendum siano stati i protagonisti delle più importanti rivoluzioni del Belpaese, dalla fondazione della Repubblica, passando per la legge sul divorzio, e finendo sul referendum con cui oltre vent’anni fa si rigettava il nucleare.

Il Giornale però stigmatizza l’atteggiamento di chi critica Berlusconi, sottolineando come si manchi di coerenza, dato che nel 2003 Massimo D’Alema e i DS si facevano portavoci dell’astensionismo al referendum che avrebbe dovuto abrogare l’articolo 18 della Costituzione, quello che tutela il licenziamento senza giusta causa per le grosse aziende. La testata diretta da Alessandro Sallusti omette però che, accanto a questo invito all’astensionismo non completamente condivis dalla base del partito, furono tantissimi a scendere in piazza, appena si parlò di minaccia a quella legge. Nel marzo 2001, una grande manifestazione al Circo Massimo di Roma vide infatti una presenza massiva di circa – si disse all’epoca – 2milioni di persone, anche se la Questura disse che erano meno di un terzo.

Berlusconi ha comunque approfittato per parlare anche del fatto che non ci sarà uno spostamento “geografico” dei ministeri, che viene chiesto dalla Lega, ma anche di riforma fiscale, che non lo preoccupa affatto:

“Siamo i primi in Europa nonostante tutto quanto ricevuto in eredità dal passato. La manovra di 40miliardi non è nulla di preoccupante, occorre aderire alle indicazioni della Commissione UE. Noi siamo in una posizione privilegiata, meglio di noi c’è solo la Germania.”