A Silvio Berlusconi non è mai piaciuto l’approfondimento politico di Rai Tre, “Ballarò”. Per questo motivo, in più occasioni, il Presidente del Consiglio è intervenuto telefonicamente alla trasmissione, a volte interrompendo anche il normale corso della puntata. Lo stesso è accaduto ieri sera, ma con una piccola aggravante: abbiamo potuto ascoltare un Silvio Berlusconi infuriato e poco disponibile al confronto, tanto da arrivare a chiudere in modo laconico la conversazione in diretta.

Oggetto del contendere: l’evasione fiscale. A scatenare le ire del Premier l’intervento di Massimo Giannini, giornalista di Repubblica, il quale avrebbe ricordato come Berlusconi in passato avesse rilasciato dichiarazioni a favore dell’evasione delle tasse. Inoltre, il programma avrebbe trasmesso alcuni sondaggi Ipsos poco graditi al Capo del Governo.

Durante la telefonata, Berlusconi ha accusato un uso menzognero della TV di Stato, il tutto senza permettere un’adeguata risposta agli ospiti in studio e interrompendo la comunicazione al termine del proprio monologo.

Un comportamento che non ha fatto di certo piacere né a Giovanni Floris, conduttore della trasmissione, né a Nando Pagnoncelli dell’Ipsos. Per il presentatore, non è concepibile che sulla televisione pubblica non si riesca a instaurare un dialogo ma si preferisca insultare gli interlocutori:

Quello che non è accettabile in una TV di stato è che si inizi un dialogo e poi si insulti buttando giù il telefono prima che arrivi la risposta.

Stessa linea per Pagnoncelli, il quale ha difeso il lavoro dell’Ipsos: in quanto società privata quotata a Parigi e svincolata dalle logiche politiche, l’Ipsos non avrebbe alcun motivo di falsificare i dati dei sondaggi. Per questo, viene richiesto un maggiore rispetto del Premier nei confronti del lavoro altrui, anche quando non risulta allineato alla linea del Governo.

Dopo l’intervento del Premier, in studio si è scatenato il dibattito, con opinioni sia a favore che contro le dichiarazioni di Berlusconi. Vi è da chiedersi, tuttavia, se queste telefonate non contribuiscano a fomentare un clima politico già teso, invece che fornire una giustificazione all’operato della maggioranza.