Chi l’avrebbe detto che Cristiana Capotondi sarebbe riuscita a competere con l’immagine di Romy Schneider, interprete di un’immortale principessa Sissi. Eppure è accaduto in questi giorni, durante la trasmissione della nuova miniserie Rai “Sissi”, che ha registrato buoni risultati in termini di ascolti.

Il pubblico, infatti, ha premiato la Capotondi, sia domenica, in cui ci sono stati più di 7 milioni di spettatori, che lunedì, giornata in cui ha dovuto scontrarsi con la penultima diretta del Grande Fratello. Così, almeno, autori e produttori si sentiranno ripagati in una scommessa che li ha visti spendere 11 milioni di euro, investendo su un volto e un’immagine ormai eternati dalla Schneider.

Invece, la Capotondi ha triofato, non solo per la bellezza della storia che continua a farci sognare. Se così non fosse, non rivedremmo continuamente i film sulla principessa Sissi, ogniqualvolta vengono programmati in TV. Ma non è solo la trama che ci ha appassionato, ma anche la bravura di Cristiana, il fascino dei settecento costumi preparati, la vita del “Gattopardo“.

In un corsivo su La Stampa, Alessandra Comazzi ha commentato:

Ce lo ricorda pure il recente Festival di Sanremo: il nobile va sempre, ma si porta “comune” (falso “comune”, è ovvio), sia il Savoia, sia la regina di Giordania. Così, quei due giovani che si innamorano, ma poi vengono ostacolati dall’astrusa vita di corte e dai lutti, con contorno di vestiti cavalli e balli, sono un’ode all’identificazione fiabesca. Espressa in share.

Ma c’è dell’altro: c’è che la Capotondi l’abbiamo cresciuta noi spettatori, l’abbiamo vista muovere i primi passi in TV e ci siamo affezionati. Da “Amico mio” a “Rebecca, la prima moglie”, Cristiana Capotondi ci ha affascinato imparando un’arte che lo spettatore ha finalmente premiato con gli ascolti.