Due ore di straordinari in più, non pagati, senza accorgersene. Si tratta forse dell’ultima novità di Elsa Fornero e del governo Monti? Peggio: i colpevoli siamo noi, e la nostra dipendenza da smartphone e tablet. Secondo un sondaggio di Pixmania, un lavoratore su dieci impiega tre ore al giorno a controllare e gestire le email, e per questo deve ringraziare la tecnologia che ce le ha messe a portata di mano.

L’emersione del tecno-stress dovuta alla diffusione di smartphone e supporti tecnologici è sempre più chiara e sta diventando socialmente accettato. Ma si tratta, in pratica, di un’erosione del tempo libero che non è riconosciuta in alcun modo.

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Con la scusa di renderci la vita più facile, la tecnologia ci ha resi sempre contattabili, in Rete – perché invece di entrarci, come ai vecchi tempi, ci sei già dentro, sempre – e con la scusa di poter essere sempre contattabili e di potersi gestire, i datori di lavoro hanno profuso questi strumenti, sfruttandoli poi come improprie estensioni della produttività del lavoratore.

Il risultato è una forma di dipendenza, una gabbia dorata: «siamo schiavi dei nostri gadget», come scrive lo studio britannico. Ovviamente, si tratta sempre e comunque di punti di vista. Molte lettrici, probabilmente, penseranno che in fondo è una scelta, e che lamentarsi delle ore trascorse a controllare la posta, fax, allegati, planning di ogni genere, è in realtà dimenticarsi che sono ore guadagnate rispetto al tempo in cui si doveva fare tutto più lentamente e in ufficio. Tuttavia, lo studio spiega seriamente che queste tecnologie ci stanno facendo lavorare di più, e non di meno: per la precisione, 460 ore in più all’anno. E anche questo è un fatto.

Come risolverlo? Semplice: ammettere a sé stessi che controllare la posta elettronica 24 ore su 24, che ricevere e aprire file fuori dall’orario di ufficio costantemente, che rispondere di notte a email di lavoro è sbagliato. Impedisce di scollegare la propria vita affettiva, relazionale, con quella professionale. Coi risultati, anche dal punto di vista della serenità di coppia o della qualità della vita delle persone, che abbiamo sotto gli occhi.

Fonte: Pixmania