Forse non tutti conoscono ancora il Social Eating, realtà ormai ben consolidata soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che consiste in un’esperienza gastronomica inusuale e divertente da vivere a tavola con perfetti sconosciuti. Proprio in questi due Paesi i ristoranti improvvisati spuntano puntualmente ogni settimana o mese, ma anche in Italia sono molti gli eventi che arricchiscono le serate, soprattutto cittadine, di moltissimi appassionati e curiosi. Ogni appuntamento ruota attorno a un tema e l’invito è pubblicato sul web, si diffonde con il passaparola e i Social Network.

Noi di Leonardo.it abbiamo incontrato Stefania Corrado, la chef multitasking nata a Torino, metà pugliese e metà istriana. Trentenne dal background anomalo: laurea in economia in Cattolica, esperienza come account in un’agenzia pubblicitaria. La svolta foodie avviene nel 2011, con il lancio del blog 4youfood, proprio grazie alla passione per la cucina da sempre coltivata. Cme lei stessa afferma “cucino per pochi o per molti, da sola o accanto a uno chef stellato come Davide Oldani o Tano Simonato, per ospiti in piedi o seduti, nei locali o nelle case, sulla terraferma o in mezzo al mare”. Stefania è tra i primi in Italia a dar vita ad eventi di Social Eating e proprio lei ha organizzato il prossimo appuntamento nella prestigiosa location targata Eataly Milano dell’ex Teatro Smeraldo: l’evento si svolgerà il prossimo 15 novembre alle 20.30 e sarà prenotabile sul sito di Eataly. Ancora misterioso il tema dell’evento, i 30 commensali sconosciuti lo scopriranno direttamente a tavola. Alla spesa e alla preparazione dei piatti penserà la chef Stefania Corrado che ha creato per l’occasione un menù autunnale che racconta le sue origini. Agli ospiti il solo compito di conoscersi e rendere davvero conviviale l’atmosfera attorno alla tavola. Ecco cosa ci ha svelato Stefania nel corso della nostra chiacchierata.

L’idea del Social Eating è davvero originale. Com’è nata?

In realtà è nata proprio quando ho iniziato questa professione. Non avendo un budget sufficiente per poter aprire un ristorante tutto mio, ho voluto cercare di ideare qualcosa di nuovo e innovativo per far assaggiare i miei piatti. Più l’idea prendeva piede e più mi piaceva anche perché mi permette di avere un confronto diretto con i miei ospiti. Rispetto a quanto accade in un ristorante tradizionale posso cucinare davanti a loro e interagire contemporaneamente. Il commensale è parte attiva della serata e insieme a lui riesco a creare un confronto più libero e meno vincolato.

Da dove arrivano le persone che parteciperanno alla cena?

Arrivano dalla rete. Per poter partecipare, infatti, bisogna prenotare proprio online. Un aspetto peculiare di questo progetto è il passaparola anche perché essendo una delle poche chef di Milano a svolgere da 4 anni questo tipo di attività ho dei clienti affezionati che mi seguono, molti amici e conoscenti. Non avendo un ristorante è l’unico modo, manifestazioni escluse ovviamente, per assaggiare la mia cucina. Essere riuscita a portarlo da Eataly mi rende orgogliosa perché in questo modo il mio lavoro ha un valore aggiunto.

Quale sarà il menù della serata?

Premettendo che il menù cambia di evento in evento, nelle mie cene c’è un tema sempre “stagionale”. Per me questa è la prima regola fondamentale. Quello del prossimo Social Eating rispecchierà abbastanza le mie origini: ci saranno dei piatti semplici, non super elaborati, ma diretti. Man mano faccio questo lavoro mi rendo conto di cucinare tutto ciò che è evocato da un mio ricordo, sia esso un profumo o un sapore che ho conosciuto da piccola, e di rielaborarlo ad hoc. Il menù sarà composto da piatti come zucca, topinambur e tartufo bianco, un antipasto con vellutata di patate e porri con cappasanta arrostita e polvere di pancetta. La cena prosguirà con orecchiette, cime di rapa, pomodorini canditi e calamaretti spillo e ricciola, burrata e rapanello per secondo. Il dolce, invece, resterà una sorpresa.

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Hai parlato di rete e passaparola sul web. Che importanza hanno i Social Network al giorno d’oggi? 

Da 1 a 100 direi assolutamente 100. Facebook e Instagram sono quelli che sfrutto di più specialmente grazie alla pubblicazione di foto e al fatto che il linguaggio utilizzato è molto diretto. Facebook lo uso come se fosse il mio diario personale: scrivo del mio lavoro, di musica, di viaggi e del mio gatto. Un anno fa ho anche ideato un un progetto fotografico che univa la mia passione per la musica, soprattutto quella dei Depeche Mode, e la cucina. Si chiamava “Black celebration” e il concept era quello di elaborare piatti con ingredienti tutti neri, capaci di ricreare luci e ombre sia col cibo che negli scatti.

Abbiamo saputo che hai in cantiere il tuo primo libro. Come si intitolerà?

Il titolo definitivo non l’ho ancora scelto ma posso dirvi che è un concept molto particolare. Sono contenta di essere riuscita a realizzarlo perché rispecchia quello che io sono riuscita a fare nel lavoro in questi ultimi anni. E’ un libro di ricette che mi racconta moltissimo nel quale ho davvero messo me stessa. La suddivisione dei capitoli è concepita in base alle stagioni, elemento fondamentale per rispettare i giusti tempi della natura. Il libro è poi composto da macro ricette, ognuna delle quali è suddivisa in 3 versioni a seconda del numero di persone per cui la stiamo preparando: per pochi, per molti o per tutti.

Com’è nata la passione per questo mestiere?

E’ nata insieme a me. Cucino da quando ho 5 anni quando feci i miei primi biscotti all’asilo. E’ una cosa innata che mi fa stare bene. Io con la cucina mi estraneo.  

Quella dello chef non è una carriera semplice. Cosa ne pensi dei talent televisivi di cucina?

Partendo dal presupposto che io ho un modo molto giovane e frizzante di comunicare, vedi per esempio i miei canali web, ma penso che c’è troppa gente che parla di food a sproposito. Quando accendi la tv ormai ci sono solo programmi di cucina e personalmente la trovo una cosa poco qualitativo e totalmente irreale. La cucina è fatta di fatica, sacrifici, è un percorso molto lungo e difficile. Io stessa ho ancora un mare di cose da imparare. In tv sembra tutto una fiction, una vera e propria finzione che distoglie da ciò che è il day by day quotidiano. A mio modesto avviso bisogna prima approfondire e poi divulgare.  

Che piatto ci consiglieresti di preparare a casa quando si ha poco tempo ma si vuole stupire i propri ospiti?

Io punterei sulla classica ma intramontabile carbonara. Ovviamente va fatta bene, con la materia prima buona, il guanciale giusto, l’uovo e il pecorino romano. Secondo me è  davvero importante usare ingredienti di prima qualità. Le preparazioni possono anche essere semplici e veloci, senza il bisogno di lavorare troppo gli ingredienti. La semplicità, anche in questo caso, vince. Semplicità che è sinonimo in questo caso di genuinità e non di banalità.

Photo credit: Marco Varoli