La domanda di alloggi a basso costo registra una crescita continua, ma intanto cresce anche l’offerta di alloggi invenduti sul mercato libero. Secondo Federcasa e anche in base al monitoraggio sulle graduatorie di Ater, Aziende casa ed ex-Iacp, c’è un fortissimo squilibrio tra domanda e offerta di case economiche, se pur diverso da Regione a Regione.

Le famiglie con redditi sotto i 10mila euro l’anno sono il 34% di quelle residenti e queste percentuali crescono sempre più a causa della crisi. Alla domanda di social housing si deve aggiungere quella delle nuove fasce sociali che non possono più accedere al mercato libero. Una domanda che tende ancora a crescere a causa della progressiva riduzione del reddito delle famiglie.

Intanto, per quanto riguarda l’offerta, qualcosa si muove per attivare i fondi immobiliari dedicati al social housing. È stata individuata una soluzione in un aumento dal 40 al 60% degli investimenti del maxifondo da 2 miliardi gestito dalla Sgr della Cassa depositi e prestiti nei fondi locali di social housing. Allo scopo, il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, principale fautore del sistema di fondi immobiliari nato nel 2008 all’interno del piano casa nazionale, ha interpellato il presidente del Consiglio, Mario Monti. Così dal sistema dei fondi per le case a basso costo si attendono circa 45mila alloggi.

Tuttavia sono alloggi quasi tutti da realizzare, mentre la domanda si fa sempre più pressante. Il fenomeno paradossale della forte domanda a forte di un’offerta inesistente di alloggi è presente soprattutto in quelle città in cui è stata realizzata molta edilizia libera, rimasta però invenduta. Il fenomeno è sentito soprattutto in Lombardia, dove la Regione, attraverso Finlombarda, sta contribuendo al progetto di un fondo immobiliare pensato proprio per le case senza acquirenti.

Il Politecnico di Milano, analizzando il fenomeno lombardo, quantifica un esubero di 367mila alloggi di edilizia libera nel 2018 a fronte di una domanda di social housing quantificata in 920mila alloggi. Si tratta di numeri shock, che mettono in evidenza l’assurdità di un mercato residenziale che non solo non risponde ad una domanda così complessa, ma che addirittura sembra marciare in direzione opposta a quella della domanda.