Il social housing è nato con l’obiettivo di rispondere all’esigenza della nuova società del lavoro industriale: avere case situate nelle vicinanze di aree operaie o alle periferie di una città. In particolare, l’edilizia sociale, in Italia come in Europa, ha sempre avuto una caratteristica tutta propria: quella di avere edifici decisamente economici, anche se non proprio di buona qualità estetica e funzionale.

Con l’avvento della bioedilizia, si ha una svolta: sulla base della nuova concezione di sviluppo sostenibile nell’architettura, il social housing diventa oggetto di sperimentazioni nel campo della sostenibilità energetica e architettonica. E in effetti, questo tipo di edilizia pubblica, esempio evidente di impatto ambientale, oggi rappresenta il terreno più adeguato sul quale poter attuare le più originali proposte per l’abitare sociale, ovvero la gestione di spazi comuni in modo collettivo e le applicazioni della bioedilizia o bioarchitettura che dir si voglia. Risultato: risparmi economici e benefici in termini ecologici e sociali.

Il social housing ha avuto una svolta anche nel nostro Paese. Abbiamo anche in Italia esempi di social housing che sperimentano i vantaggi e il design della bioedilizia: si tratta di complessi abitativi costruiti con tecniche poco impattanti ed ecologiche, come il cohousing. Ma possiamo segnalare altri esempi italiani di moderno housing sociale: il progetto Casa100K e il Social Housing Motta.

Parliamo del progetto Casa100K, ideato dall’architetto Mario Cucinella in collaborazione con Italcementi: un panorama di abitazioni di 100mq a zero emissioni di CO2, nelle quali sono coniugati gli accorgimenti più avanzati della bioedilizia per il comfort e la qualità estetica e funzionale dell’abitare sostenibile: impianti fotovoltaici per riscaldare nei mesi invernali e raffrescare nei mesi estivi; elementi strutturali assolutamente biocompatibili ed ecosostenibili; design modulare ottenuto con materiale sostenibile. Dunque, energie rinnovabili, materiali ecocompatibili e design di elevato standard anche nel social housing.

Un altro esempio di avanzata bioedilizia tutta italiana è il Social Housing Motta dell’architetto Matteo Thun per Ater (azienda territoriale per l’edilizia residenziale di Treviso). Un progetto assolutamente innovativo e funzionale in cui protagonista principale è il legno: i rivestimenti della facciata esterna sono, infatti, costituiti interamente da lamelle in legno. Il progetto è costituito da edifici che costano 995 Euro/mq, concepiti e realizzati completamente in materiale green. E che nell’utilizzo del legno come materiali da costruzione ha trovato la massima espressione del costruire ecosostenibile: il legno consente un notevole risparmio energetico, è isolante acustico e antisismico.

È partita, quindi, dalle case popolari l’evoluzione del social housing: oggi abbiamo un’edilizia responsabile, in grado di dare una risposta concreta alle esigenze del vivere sociale.