Le donne del Web sempre più amanti del calcio. Da qualche tempo sono in costante aumento gruppi e relative iscritte che hanno come nome “Ragazze che amano il calcio” o “Fiere di essere ragazze che amano il calcio”. Altri gruppi nascono per organizzare anche partite vere e proprie, una crescita che però trova ancora qualche ostinata resistenza maschile.

A quanto pare, soprattutto nel popolare social network Facebook, molti gruppi (apparsi in risposta a quelli in rosa) si mostrano piuttosto scettici rispetto alle reali competenze “tecniche” delle donne già dai titoli, come nel caso di “Ragazze e donne che fanno finta di capire qualcosa di calcio”. Anche Twitter non è immune dalle critiche maschili, come testimonia il commento di CrisH: “queste donne che si interessano di calcio sono ridicole…non distinguono un dribbling da un calcio d’angolo”.

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Fortunatamente non tutte le risposte degli uomini seguono questa linea. Alcuni accolgono con favore un maggiore interessamento delle donne, potendo così evitare spiacevoli discussioni o scelte come quella tra un appuntamento fuori o la partita: la soluzione potrebbe addirittura essere per entrambi una giornata allo stadio. Non solo favorevoli e contrari, ma anche qualche tifoso che simpaticamente ne approfitta per un po’ di innocente presa in giro delle tifoserie rivali. Ne è un esempio “Ragazze incoerenti che dicono di capirne di calcio ma tifano Inter”.

In favore delle donne scende in campo una voce e un volto ormai molto noto del giornalismo calcistico ed è proprio una di loro, Ilaria D’Amico:

“Non deve stupire l’aumento del numero delle donne che si interessano di calcio – rileva Ilaria D’Amico – perché è un trend in crescita da qualche anno a questa parte: lo dimostra la composizione della redazione di SKY sport, che ormai è composta per una buona metà da donne. La partecipazione e l’interesse del mondo femminile a questo sport è qualcosa di positivo – continua – in quanto è un ulteriore forma di condivisione con il proprio compagno o i propri familiari, e un modo di sfatare alcuni falsi miti”.

Fonte: La Stampa