Secondo alcuni esperti statunitensi (Centers for Disease Control di Atlanta, USA), la sindrome da stanchezza cronica (SC) causa una fatica cronica che dura almeno sei mesi, che non ha ristoro con il riposo riducendo i livelli delle attività sociali, lavorative e personali precedenti. Inoltre la definizione di sindrome da stanchezza cronica include almeno quattro sintomi tra i seguenti: disturbi della memoria e di concentrazione, faringite, dolori delle ghiandole linfonodali, cervicali e ascellari, dolori muscolari e delle articolazioni in assenza di infiammazioni, cefalea, sonno non ristoratore e debolezza della durata di ventiquattro ore dopo aver svolto attività fisica.

Altri sintomi possono essere irritabilità, {#depressione}, febbre e disturbi della vista. La causa determinante della stanchezza cronica è sconosciuta anche se alcune ipotesi si sono avanzate, tra le quali il fatto che possa essere causata da un virus o a causa della risposta anomala del sistema immunitario a un’infezione o intossicazione chimica o alimentare.

Questo implica un approccio integrato per lo studio della patologia. A ogni modo è necessaria una valutazione clinica e degli esami che vadano a escludere altre patologie, poiché non esistono ancora esami specifici per questo tipo di problema. Per esempio negli Stati Uniti alcuni studiosi ritengono che una percentuale significativa della popolazione è carente di vitamina D, il che causa debolezza muscolare e dolore. Inoltre, una donna in età riproduttiva è statisticamente più a rischio di carenza di ferro.

Altra causa della stanchezza cronica può essere un eccesso di caffeina. È vero che è un toccasana la mattina per rimanere svegli ma un eccesso risulta nocivo: infatti la caffeina può agire come diuretico e la disidratazione può causare stanchezza, come afferma Bonnie Taub-Dix, un dietista di New York.

Una buona abitudine, quindi, sarebbe quella di bere almeno otto bicchieri al giorno. Anche le intolleranze alimentari possono causare i medesimi disturbi (affaticamento, stanchezza, spossatezza), come ad esempio l’intolleranza al glutine. Se si hanno dubbi in tal senso occorre consultare un nutrizionista o internista. Altro fattore da non sottovalutare in merito alla stanchezza è lo stress: l’organismo reagisce allo stress aumentando la secrezione di certi ormoni e inibendone altri. Le ghiandole surrenali, in questo caso, secernerebbero un eccesso di sostanze che implicano la c.d. stanchezza surrenale.

In sintesi, per verificare l’origine del malessere, è bene eseguire, su consiglio del medico curante, delle ricerche ad ampio raggio. Tra l’altro non c’è ancora alcun farmaco in grado di guarire risolutivamente da tale sindrome, anche se spesso i pazienti possono giovarsi da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) associati ad alcuni cambiamenti nello stile di vita.

Altri trattamenti servono per alleviare i dolori muscolari e alle ossa, gli stati febbrili associati alla malattia da modifiche dello stile di vita. Nel caso di depressione si può operare una terapia farmacologica a hoc. Ma bisogna tenere presente che esiste pure un altro tipo di problematica simile alla stanchezza cronica, caratterizzata da depressione e fatica assieme, e che sorgono di frequente in inverno: si tratta però di un malessere affettivo stagionale, o disturbo dell’umore, e non di stanchezza cronica.

Pertanto chiedere consiglio al medico di fiducia non guasta. Spesso questo stato perdura in molti pazienti per diverso tempo, mentre in altri, o in maniera spontanea o con l’intervento di farmaci tende a regredire. La stanchezza cronica colpisce maggiormente giovani e donne dai 35 ai 40 anni di età e rari sono i casi in età pediatrica.

Fonte: Realsimple.