Arriva in sala l’8 giugno Sognare è vivere con Natalie Portman, il film scritto e diretto dalla stessa attrice israeliana (naturalizzata statunitense), basato sul bestseller di Amos OzA Tale of Love and Darkness” (“Una storia di amore e di tenebra“, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2003).

Dopo aver acquistato i diritti del romanzo nel 2007, per il suo debutto dietro alla macchina da presa con un lungometraggio, la Portman, premio Oscar per “Il cigno nero” e candidata come migliore attrice per la sua intensa interpretazione in “Jackie“, (è al cinema in questi giorni con “Song to Song“, di Terrence Malick accanto a Ryan Gosling e Michael Fassbender, dopo “Planetarium“), ha scelto di girare in lingua ebraica.

La lingua è praticamente un personaggio nel film. Il padre di Amos è il principale canale di veicolazione della lingua, parla dell’etimologia delle parole e di come sono correlate. Mentre lavorano in giardino, spiega come la terra sia connessa all’uomo, al sangue, al silenzio – potrebbe raccontare l’intera storia del film – e la lingua acquisisce una sua fisicità“, ha spiegato la Portman.

Il film è stato girato interamente a Gerusalemme e le riprese sono durate sei mesi. La post-produzione è stata curata tra Parigi e Los Angeles, mentre il suono a Londra. Presentata nel 2015 in anteprima a Cannes fuori concorso, nella sezione “Proiezioni speciali“, la pellicola in Italia è distribuita da Altre Storie.

Sognare è vivere con Natalie Portman: trama

Il film si basa sui ricordi di Amos Oz, cresciuto a Gerusalemme negli anni precedenti alla nascita dello Stato di Israele con il padre Arieh, studioso e intellettuale, e Fania, la madre sognatrice e poetica. La sua è una delle tante famiglie ebree scappate dall’Europa in Palestina negli anni tra il 1930 e il 1940 per sfuggire alle persecuzioni. Infelice della vita matrimoniale e intellettualmente soffocata, per rallegrare le sue giornate e divertire suo figlio Amos di dieci anni, Fania inventa storie di avventure e di viaggi nel deserto.

Si tratta della nascita di uno scrittore, dovuta al vuoto che sua madre ha lasciato, un vuoto che lui deve riempire con parole e storie. C’è una forte tensione tra loro: lei lo spinge a creare, ma gli concede anche lo spazio che lui ha bisogno di riempire. Questo abbandono così assurdo è devastante. Ma è anche un’opportunità e sua madre gli  fornisce gli strumenti per  coglierla”, ha raccontato Natalie Portman. “La cosa meravigliosa che Amos ha fatto con questo libro è trasmettere l’amore, la compassione e l’empatia nei confronti delle persone che hanno fatto parte della sua vita. È un’esplorazione dei personaggi priva di giudizio”, ha spiegato l’attrice.

Il film ha inizio nel 1945, prima della guerra di indipendenza in Israele, quando il territorio è ancora sotto il mandato britannico. Si arriva poi al 1953, diversi anni dopo il riconoscimento dello Stato e quando Amos Oz si trasferisce in un kibbutz.

Galleria di immagini: Sognare è vivere con Natalie Portman, foto

Sognare è vivere con Natalie Portman: recensione

Interpretazioni intense ed eccellente fotografia fanno del debutto alla regia di Nicole Portman un caso riuscito di attrice che si presta alla macchina da presa: Sognare è vivere è un omaggio alle origini israeliane della star, una riflessione sofferta sulla nascita dello stato d’Israele e, allo stesso tempo, sulla nascita di una vocazione artistica, quella del grande scrittore Amos Oz.

Belli i costumi, realizzati dalla costumista israeliana Li Alembik, che evocano con grazia la moda della fine degli anni Quaranta senza mai mortificare la bellezza, sempre più paga, della Portman, deliziosa con il carrè ondulato tipico di quell’epoca.

Anche grazie al supporto di Arad Sawat, scenografo molto conosciuto in patria, Natalie Portman ha saputo ricreare con sensibilità la Gerusalemme a cavallo tra la fine della guerra e il riconoscimento dello Stato di Israele, immergendo le atmosfere in un morbido chiaroscuro vagamente inquietante, specie nel contrasto con la solarità del kibbutz dove poi Amos diventa adolescente.

Un piccolo film riuscito, quindi, che per intensità ed eleganza merita senz’altro la visione.