Sembrava un pesce d’aprile quello che Sophie Kinsella, il primo aprile, aveva fatto alle sue affezionate lettrici dal suo sito, e invece così non è stato. Rebecca Bloomwood tornerà tra di noi entro la fine dell’anno, per la gioia di tutte le shopaholic.

E questa volta non sarà sola nelle sue rocambolesche avventure tra un negozio di scarpe e una carta di credito bloccata. Lo dice già il titolo del libro che è tutto un programma: “Mini Shopaholic“. E così, dopo aver fatto shopping da sola, con sua sorella, a New York, per il matrimonio e con il baby, questa volta la vedremo alle prese con un piccolo clone, Minnie, la sua bambina, che evidentemente, in fatto di shopping, ha preso proprio dalla mamma.

Immaginare cosa succederà alle due protagoniste del libro, senza ripetersi ma regalandoci una piacevole e allegra lettura, sarà il modo in cui la scrittrice, al secolo Madeleine Wickham, trascorrerà la sua gravidanza, la quarta, confermandosi la regina incontrastata della chick lit.

Chick lit? È il nome del genere letterario a cui appartengono i suoi romanzi, e deriva dallo slang statunitense per cui chick significa “ragazza” (da chicken che sta letteralmente per “pollastrella”), mentre lit è l’abbreviazione di literature (letteratura).

Per molti versi assomiglia al romanzo rosa, c’è chi paragona queste storie agli Harmony e chi ai romanzi di Liala, e c’è chi dice che la mamma spirituale del genere è stata Jane Austin, in particolare con Emma e Orgoglio e Pregiudizio, ma quello che piace è che le protagoniste sono donne di oggi, alla moda, che vivono in grandi città, dalla vita frenetica e alle prese con problemi di cuore e carriera in settori come l’editoria, la pubblicità, la moda o la finanza.

Tutto è iniziato con l’irresistibile Bridget Jones e il suo diario, nati dalla penna di Helen Fielding, per poi conquistare il cuore di migliaia di donne con le protagoniste di “Sex and the City“, serie televisiva basata sul romanzo di Candace Bushnell. E che dire della bellissima aspirante giornalista Andrea Sachs alle prese con un’intrattabile Miranda Priestly in “Il diavolo veste Prada“, di Lauren Weisberger?

Anche in Italia non siamo da meno: Geppi Cucciari, con “Meglio donna che male accompagnata”, e Laura Ruzickova con “Spritz! Ho rubato un ritratto (ma per amore di un megabastardo)”.

E voi che ne pensate, amate o odiate la chick lit?