Per la prima volta in Piemonte le donne in difficoltà potranno contare su un contributo della Regione. Infatti è stato creato un fondo per il sostegno alle donne che rinunciano all’interruzione di gravidanza, decisa peraltro per motivi economici. Il fondo verrà erogato alle future mamme che, dopo aver scelto di rinunciare all’interruzione di gravidanza, concordano con il consultorio un progetto personalizzato che tenga conto dei bisogni effettivi, contingenti e futuri, della donna e del bambino.

Il fondo, sotto forma di contributo mensile, ad oggi ipotizzato di 250 euro al mese, per un totale di 18 mesi, compresi tra il periodo pre e post parto, è la realizzazione regionale di quanto disposto dall’articolo 2 della legge 194/1978, che, per la prevenzione all’aborto, richiede l’attuazione di strumenti straordinari allo scopo di aiutare le donne a superare le cause che la costringono a interrompere la gravidanza.

Le beneficiarie ricevono una carta prepagata sulla quale ogni mese viene caricato il contributo regionale, dopo il controllo, da parte della Regione, sul corretto utilizzo da parte della donna e sull’effettiva attuazione delle regole contenute nei progetti di aiuto personalizzato. In mancanza di rispetto delle regole o se vengono a mancare le cause del contributo, l’erogazione viene sospesa.

Secondo la relazione al Parlamento del Ministro della salute “Sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternita? e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78)” il Piemonte è la terza regione in Italia con il più tasso di abortività (9,8) e nel 2010 ha registrato 9610 interruzioni di gravidanza volontarie.

Gian Luca Vignale, consigliere comunale e promotore dell’emendamento, ha chiarito: “Il fine del nostro emendamento è quello di rimuovere ogni ostacolo economico alla vita, dando un’opportunità a chi crede di non averne. Secondo i dati del ministero la maggior parte delle interruzioni di gravidanza è dovuta a problemi economici. Per questo crediamo che, anche alla luce del successo del fondo in Lombardia, questa misura possa garantire la vita”.

Si tratta di un provvedimento di attuazione del disposto dalla legge sull’aborto, che all’art 2 richiede l’attivazione di misure straordinarie, da parte di consultori o enti locali, allo scopo di superare problemi legati alla gravidanza e alla maternità.