Della messa al bando ne ha parlato anche oneGreenTech, ma ora è ufficiale: dal primo gennaio 2011 i sacchetti di plastica sono ufficialmente fuorilegge.

Con un anno di ritardo rispetto alla UE, anche l’Italia finalmente fa un passo in avanti e in favore dell’ambiente. Secondo un sondaggio di Legambiente ben il 73% delle persone, intervistate fuori dai supermercati, era pronta da tempo a dire addio alla plastica tossica e inquinante delle buste della spesa. Ma con la solita lentezza, tipicamente nostrana, ci arriviamo solo ora: meglio tardi che mai.

Ma come ovviare a questa mancanza? I vari esercizi si sono già attrezzati con sacchetti biodegradabili, o di bioplastica, in alternativa ci sono quelli di carta.

Il loro impatto è inferiore rispetto ai sacchetti in polietilene, ma per produrli comunque si lascia un segno sulla nostra terra. Si pensi che per realizzare un kg di bioplastica è necessaria energia termica ed elettrica pari a 1,4 kg di petrolio, equivalente a 50 litri di acqua.

Per salvaguardare la nostra casa, la Madre Terra, e aiutarla anche mentre facciamo la spesa, possiamo optare per diverse soluzioni alternative. Prima fra tutti la borsa di stoffa, un evergreen già in voga tra le nostre nonne. In commercio ce ne sono tantissime, firmate e non, con loghi, con immagini dei fumetti più amati, con frasi e poesie. Per le amanti delle fiere, ad esempio il Salone del Mobile Milanese, è usanza consegnare cataloghi o brochure in sacchetti di carta con il logo dell’azienda o di stoffa ultimo modello. Buona cosa è conservarli e riutilizzarli per fare la spesa. Sarete sicuramente molto originali e trendy, magari lanciando voi stesse una moda.

Un’altra soluzione è quella di portarsi dietro il trolley, o più comunemente conosciuto come carrello della spesa, molto vintage nel suo genere è legato ai ricordi d’infanzia di quasi tutti noi. La nonna che faceva la spesa al mercato e metteva tutto nel carrello: niente plastica, zero sprechi e nessun impatto sull’ambiente. Ora tocca a noi riportare in vita questa fantastica usanza. Del trolley si trovano in commercio molti modelli colorati e funzionali, con tasche e zip per trasportare comodamente tutto.

Inoltre si possono riutilizzare vecchie sacche di juta o plastica molto capienti, come ad esempio la borsa blu dell’Ikea. Oppure, per le più creative, mano ad ago e filo per creare sacche handmade, magari con stoffe vecchie, feltro, stoffe vintage, vecchi scampoli di tappezzeria, oppure trasformando vecchi jeans in una sacca alla moda. Per le amanti dell’uncinetto o dei ferri da maglia, è possibile tagliare i vecchi sacchetti di plastica in striscioline sottili e trattarli come se fossero un filato. Ottenendo così una borsa o delle pochette originalissime e innovative.

Ma cosa accadrà ai sacchetti di plastica attualmente in circolazione? Ancora non è chiaro, non sono state individuate sanzioni a riguardo, perché il divieto colpisce solo i sacchetti utilizzati per il trasporto. Ma la novità è comunque importante, potrebbe educare le persone a ricorrere sempre meno alla plastica preferendo le alternative e incentivando il riciclo di quella in circolazione.

Per comprendere quanto sia grave il suo impatto sull’ambiente, si deve pensare che per smaltire un sacchetto si impiega 500 anni, a fronte del singolo anno di quello biodegradabile. Vista la poca cura che l’uomo ha nei confronti della spazzatura, molti sono i sacchetti che finiscono abbandonato, anche nel mare, infilandosi nello stomaco di delfini, balene, beluga, imprigionando tartarughe e soffocando i pesci, rovinando l’ecosistema in acqua e sulla terra ferma.

Esiste un’isola a 800 miglia dalle Hawaii, chiamata Pacific Trash Vortex, che ha un’estensione di alcuni milioni di chilometri quadrati e un peso stimato di tre milioni di tonnellate. Interamente composta da bottiglie e sacchetti di plastica, che le correnti hanno radunato nel tempo in quel posto a due passi da un paradiso ambientale. Non è fantascienza, ma il risultato del poco interesse dell’uomo nei confronti della sua unica fonte di vita, cioè la Terra.