Il 25 per cento degli italiani ha aumentato nel 2011 la frequenza nei discount per la spesa alimentare mentre, all’opposto, ben il 38 per cento ha ridotto la propria presenza nei negozi tradizionali, che rischiano un vero crack mentre tengono sostanzialmente i supermercati. È quanto segnala la prima indagine realizzata da Coldiretti, denominata “Gli italiani e l’alimentazione nel tempo della crisi”, presentata lo scorso venerdì al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Cernobbio.

Dall’indagine emerge quindi che gli italiani tendono al risparmio sul cibo, il che può significare anche nutrirsi con alimenti di qualità scadente, con effetti negativi sulla salute e sul benessere degli italiani stessi. A tal proposito, Sergio Marini, presidente della Coldiretti, ha affermato:

«Si evidenzia la tendenza da parte di un crescente segmento della popolazione ad acquistare prodotti alimentari a a basso prezzo nei discount, a cui però può corrispondere anche una bassa qualità, con il rischio che il risparmio sia solo apparente. Non è un caso che la prima mozzarella blu sia stata trovata proprio all’interno di un discount ma si registrano anche casi di aglio blu, prodotti scaduti o contraffatti».

Le conseguenze, come sottolinea l’indagine della Coldiretti, sono drammatiche anche se si considera il sistema economico che sorregge i negozi tradizionali, che rischiano il fallimento, cosa che in questo momento di particolare crisi economica non giova affatto per l’economia nazionale. Marini conclude segnalando un’iniziativa interessante:

«A contrastare lo spopolamento dei centri urbani va segnalata peraltro la crescente presenza di mercati degli agricoltori e di Botteghe di Campagna Amica. Un’opportunità per i produttori e per i consumatori che va anche a sostegno della storia, della cultura e della vivibilità dei centri urbani».