È possibile sostituire i neuroni distrutti dal morbo di Parkinson con le cellule staminali degli embrioni umani, capaci di integrarsi e sopravvivere nel cervello dopo il trapianto. Lo ha dimostrato uno studio statunitense pubblicato su Nature Medicine, co-finanziato dal consorzio europeo di ricerca NEuroStemCell, coordinato da Elena Cattaneo dell’Università di Milano.

Il Parkinson è una malattia del sistema nervoso centrale, caratterizzata da degenerazione di neuroni, in particolare quelli situati nella sostanza nera, capaci di produrre il neurotrasmettitore chiamato dopamina – responsabile del controllo del movimento. Da diversi anni questi neuroni dopaminergici vengono rigenerati in laboratorio dalle cellule staminali, ma finora sono stati incapaci di adeguarsi e, nei casi peggiori, hanno generato tumori.

Perciò i ricercatori newyorkesi hanno sperimentato la trasformazione delle staminali in autentiche cellule nervose, trapiantandole poi con successo nel cervello di topi, ratti e scimmie affetti dal Parkinson, riuscendone a contrastare i sintomi.

Quindi, nonostante il verdetto emesso il 18 ottobre scorso dalla Corte di Giustizia europea, che stabilisce il divieto di brevetto per i procedimenti e le invenzioni derivanti dall’utilizzo di cellule staminali, la ricerca continua gli studi a riguardo e offre una nuova speranza a chi è affetto da questo terribile morbo. È un traguardo però che segna l’inizio di una battaglia contro l’Europa, come dichiara Elena Cattaneo, direttore del centro di ricerca sulle staminali dell’università di Milano:

«In futuro, i farmaci prodotti dalle ricerche sulle cellule staminali di origine embrionale saranno brevettati da statunitensi o asiatici, non europei. E noi pagheremo quei farmaci 100 volte di più. La decisione della Corte di Giustizia è devastante e irreversibile. Questo nuovo lavoro rappresenta un importante passo in avanti verso le possibili applicazioni cliniche delle cellule staminali embrionali umane, ma pone una sfida all’Europa riguardo alla legislazione futura e alla competitività in questo campo».