Quando la stanchezza cronica è caratterizzata da una sensazione di intensa fatica che non migliora con il sonno, quando le attività mentali e fisiche peggiorano i sintomi e la stanchezza si protrae per più di sei mesi e non può essere collegata a una causa specifica, allora il medico potrebbe diagnosticare la sindrome da stanchezza cronica.

Le cause della sindrome da stanchezza cronica sono sconosciute, ma i ricercatori ipotizzano origini multifattoriali dai virus, all’ipotensione, dai valori immunitari ai problemi ormonali. A volte, infatti, insorge dopo infezioni virali come polmoniti atipiche o rosolia, a volte in momenti in cui si registra un deficit immunitario. Ci sono, poi, i fattori di rischio: le donne di età compresa tra i 30 e 50 anni sono il gruppo più colpito. Influiscono poi il sovrappeso, la predisposizione genetica, le allergie, lo stress e i fattori ambientali, che possono aumentare il rischio.

Importante sapere anche che la definizione di sindrome da fatica cronica non è condivisa all’unanimità dalla comunità scientifica: recentemente un gruppo internazionale di medici e ricercatori ha pubblicato i Criteri Internazionali di Consenso sulla encefalomielite mialgica, raccomandando di non parlare di sindrome da stanchezza cronica. L’encefalomielite mialgica, riconosciuta dall’Oms, interessa principalmente il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario e fornisce una base per la comprensione della sintomatologia della stanchezza cronica.

Al di là delle divisioni, una volta diagnosticata non esiste ora una cura univoca per la stanchezza cronica, perché ogni paziente ha sintomi diversi, pertanto anche il trattamento varia. Prima di tutto, modificare lo stile di vita può aiutare a ridurre i sintomi. Limitare o eliminare il consumo di caffeina aiuta a dormire meglio, come ridurre l’assunzione di nicotina e alcool, troppo. Importante, poi, evitare sonnellini durante il giorno e creare una routine del sonno: si dovrebbe andare a letto alla stessa ora ogni notte e cercare di svegliarsi ogni mattina alla stessa ora.

L’iperaffaticamento può peggiorare i sintomi e indurre un episodio di stanchezza. Bisogna quindi evitare lo stress emotivo e fisico e prendersi del tempo ogni giorno per rilassarsi o partecipare alle attività più piacciono.

Due sono i tipi di terapia da cui sembrano trarre beneficio i pazienti con stanchezza cronica. Uno è la consulenza psicologica, per aiutare a far fronte alla malattia e migliorare la mentalità del paziente. L’altro è la terapia fisica: un fisioterapista può valutare i sintomi e creare esercizi di routine che aumentino gradualmente di intensità.

In molti casi la sindrome innesca la depressione, in questo caso potrebbe essere necessaria una terapia a base di antidepressivi, e il medico può suggerire un aiuto farmacologico per dormire. Farmaci antinfiammatori non steroidei a basso dosaggio, poi, possono servire per far fronte a dolori e dolori articolari causati dalla stanchezza cronica.

Sempre consultando il proprio medico, si può scegliere di rivolgersi alla medicina alternativa, iniziando trattamenti o rimedi complementari: molti pazienti risolvono il problema con l‘agopuntura, il tai chi o lo yoga: le discipline meditative, in particolare, sono in grado di donare un nuovo equilibrio a una vita sregolata e la serenità per affrontare il quotidiano.