Standard & Poor’s declassa il rating di sette banche italiane. A pochi giorni dall’analogo provvedimento nei confronti del debito italiano, in calo anche la credibilità di alcuni dei nostri più importanti istituti bancari. Tutto questo mentre lo stesso ministero del Tesoro rivede al ribasso la crescita del Pil, con appena lo 0,6% previsto per il prossimo anno.

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A finire nel mirino dell’agenzia internazionale di rating sono, tra le altre, anche istituti come Mediobanca, Intesa SanPaolo e Bnl. Altre otto invece sono state oggetto di una revisione al ribasso del loro outlook da “stabile” a “negativo”: una delle banche coinvolte in questo caso è Unicredit.

Un’evoluzione che sembrava quasi automatica visto il profondo coinvolgimento che le banche italiane hanno nelle vicende economiche del paese. Ammonterebbero a circa il 40% il volume delle loro attività a carattere nazionale, quasi scontato il provvedimento visti gli aggiornamenti negativi sul Prodotto Interno Lordo. Un’ulteriore bocciatura quindi per il Governo e la Manovra Finanziaria appena varata.

Interviene sulla questione il ministro degli Esteri Franco Frattini, che sminuisce l’importanza del giudizio dato da S&P:

“Ritengo che l’economia italiana non dipenda dalla valutazione di agenzie di rating come questa”.

Pronta la risposta di Standard & Poor’s, prospettando ulteriori decisioni in merito eventualmente previste tra 12-18 mesi:

“Se la situazione non cambierà – spiega S&P motivando il cambio dell’outlook – è possibile un taglio del rating delle banche vista la possibile nuova riduzione del rating dell’Italia. La decisione non considera una revisione di un potenziale ulteriore deterioramento nell’ambiente operativo ed economico del settore bancario italiano”.

Fonte: La Stampa