Standard & Poor’s declassa il rating europeo e monta la protesta. L’agenzia americana, nonostante le richieste d’attesa da parte dell’Eurozona, ha declassato Francia e Austria ad AA, Italia e Spagna a BBB+ e Portogallo a BB, gettando scompiglio sui mercati finanziari internazionali. Il nostro paese si attesta ora sullo stesso rating di Perù, Colombia e Kazakistan: la situazione economica viene considerata particolarmente sensibile a cause esterne avverse, quindi non sarebbe del tutto affidabile.

Un’azione che ha sollevato sia le proteste di piazza che quelle virtuali, considerato come l’intervento di Standard & Poor’s nell’abbassare i rating risulti a gamba tesa proprio in un periodo di profonda crisi economica. E nemmeno pare tener conto degli sforzi per mantenere vive le finanze locali, non ultimo la profonda riforma italiana condotta dal governo di Mario Monti con il Decreto Salva Italia.

Galleria di immagini: Governo Monti

I francesi non sembrano aver affatto gradito il declassamento, tanto che in molti si sono ritrovati armati di cartelli, fischietti e megafoni sotto la sede dell’agenzia in quel di Parigi. Perentorio è il commento del Ministro delle Finanze Francois Baroin, il quale ha affermato senza troppi indugi:

«Non vi saranno nuove manovre, la Francia non si farà dettare la politica dalle agenzie di rating»

Reazioni analoghe anche dal governo italiano, con Monti determinato a cogliere in questa brutta sorpresa di inizio gennaio l’opportunità per un ulteriore miglioramento dell’economia dello Stivale. E non manca nemmeno l’allarme per quella che sembra essere una mossa di deliberata destabilizzazione dei mercati:

«La mossa di Standard & Poor’s è un attacco all’Europa che richiede una risposta collettiva.»

Giacomo Vaciago, professore ordinario di politica economica e direttore dell’Istituto di Economia e Finanza nell’Università Cattolica di Milano, ai microfoni di Rai Televideo ha sottolineato come gli interventi delle agenzie di rating spesso presentino delle tempistiche tutt’altro che casuali:

«Hanno fatto errori e spesso il timing delle loro uscite è sospetto. Gennaio è un mese delicatissimo per la chiusura del Trattato in corso di elaborazione a Bruxelles. Il giudizio negativo delle agenzie di rating di ieri ha un focus proprio sull’Eurozona. Il timing di quest’intervento su paesi come Italia, Francia, Austria, Portogallo e altri paesi Ue ha disturbato moltissimo perché ha interferito pesantemente su un processo politico-econonomico in corso.»

La vera rabbia, tuttavia, si manifesta sui social network. “S&P” e “Standard & Poor’s” sono ben presto diventati trending topic su Twitter, con i commenti inaciditi di utenti provenienti da tutta Europa. I più si domandano se non sia giunto il momento di porre serie limitazioni a queste agenzie di rating, considerato il loro apporto strategico – volontario o involontario che sia – nell’aggravare i periodi di crisi economica. E in molti non sembrano aver dimenticato la vicenda Lehman Brothers, con l’istituto finanziario in bancarotta dal 2008 nonostante S&P avesse accordato un giudizio da A multipla. Stessa sorte su Facebook, dove la fanpage “F*ck you Fitch, f*ck you Moody’s, f*ck you Standard & Poor’s” ha visto nelle ultime ore un assalto di “Mi piace”.

Fonti: Corriere della Sera, Televideo Rai, Twitter, Facebook