Ci definisce merce di scambio, troppo spesso relegata ai margini di una società che dimentica facilemente le doti, le capacità e la meritocrazia. Stefania Sandrelli, per la prima volta dietro la macchina da presa in qualità di regista, si esprime così nei riguardi delle donne della società moderna, delle loro posizioni nella scala economica, lavorativa, e soprattutto sociale. La sua opinione è stata espressa nell’ambito della presentazione di Christine Cristina, il film da lei diretto che ha come protagonista una grande donna del medioevo, Cristina da Pizzano, inevitabilmente paragonata alle donne di adesso.

Nel mio film racconto la storia di una donna nata nel 1364, in un momento buio dell’umanità, che lotta e con le sue sole forze riesce ad affermarsi. Una cosa che oggi può sembrare quasi strana, in una società in cui le donne sono soprattutto merce di scambio

È una donna anticonformista quella che viene esaltata da una Sandrelli neo regista, una donna che, gettata nella miseria, è riuscita a sopravvivere soltanto grazie al suo talento di poetessa, nell’epoca per eccellenza in cui la figura femminile veniva vista soltanto come angelo del focolare. Cristina da Pizzano infatti, vedova e con tre figli piccoli, scampa alla miseria più nera grazie alla sua bravura nello scrivere poesie, scoperta ed esaltata da due mentori dell’epoca. La sua penna quindi, la sua intelligenza e la sua modernità hanno fatto di lei una grande donna del passato, anche se sconosciuta a molti. Queste sue doti però non sono passate inosservate all’attrice-regista italiana, che ha fatto di lei la protagonista del primo film da lei diretto.

È positiva a questo proposito la Sandrelli, e spera che in qualche modo la buona sorte toccata alla sua eroina possa essere di buon auspicio per le donne talentuose di adesso.

Il mio è un film ottimista, in cui racconto la storia della prima donna che riuscì a vivere grazie alla propria penna. Oggi è più comodo per il potere maschile che le donne stiano un passo indietro e si concino tutte carine, è più comodo anche per l’ordine delle cose. Ma è un peccato che le donne ora si siano ridotte a essere solo merce di scambio, dimenticando le loro doti, i loro talenti e cedendo troppo spesso ai compromessi