“Mi ricordo lasagne verdi” era uno dei suoi cavalli di battaglia. Da venticinque anni in qua, Stefano Nosei porta la musica nel cabaret televisivo e a teatro, appassionando intere generazioni. Negli ultimi anni, ha anche partecipato ad alcuni programmi che hanno portato in TV l’intrattenimento comico che di solito avveniva in teatro.

Nosei ha esordito nel 1978 e ha collaborato con numerosi comici e musicisti tra cui Rocco Tanica, Dario Vergassola, Daniele Silvestri, Paolo Fresu. I suoi spettacoli si svolgono soprattutto attraverso la “coverizzazione” comica di alcuni immortali successi della musica. Noi di oneTiVu l’abbiamo intervistato.

Cos’è cambiato nel cabaret italiano in TV da quando hai esordito?

Sono cambiate tantissime cose in oltre 25 anni, com’è naturale. Innanzitutto, il cabaret in TV prima era un fenomeno diciamo circoscritto, mentre ora è decisamente un fenomeno di massa. Il cabaret è entrato in TV negli anni ’80 in punta di piedi, sino a veder nascere programmi interamente dedicati a esso. All’inizio si trattava di trasmissioni di rottura, con un linguaggio totalmente nuovo, che invece ora è diventato abbastanza comune, la differenza è che forse il cabaret in TV ha perso un po’ della carica innovativa che aveva all’inizio. Poi si è scisso in due tronconi, cioè una satira più consapevole e acculturata e il cabaret dedicato perfino ai ragazzi.

Trasmissioni come Zelig e Colorado Cafè aiutano a scoprire nuovi talenti?

Questi programmi sono una vetrina, ma hanno soprattutto confermato vecchi talenti. Ci sono poche novità notevoli, tra cui spicca certamente Checco Zalone, che ha un certo spessore. Per tutti gli altri solo il tempo potrà dirci. Le nuovissime generazioni sono capaci di cose estremamente creative, come i libri sugli scudi di cartone, che forse in futuro ci racconteranno la realtà da un punto di vista divertente.

In passato, al Maurizio Costanzo Show, i cabarettisti avevano una vetrina un più: è stato un danno la chiusura del talk?

Messa in questo modo sì. Ma in realtà, quel tipo di talk era già cambiato quando stava per chiudere, poi Costanzo ha fatto le sue scelte. All’inizio lo spettacolo era vario e variegato, ma alla fine le puntate erano diventate monotematiche: tutte sui comici, sul Grande Fratello…

Con chi hai preferito lavorare?

Mi è piaciuto molto lavorare con Costanzo, che è stato molto corretto e mi ha dato spazi importanti senza chiedere nulla in cambio. Ho lavorato bene, però, con tutti i protagonisti della TV garbata e importante di una volta, come quella di Renzo Arbore e Gigi Proietti, le trasmissioni del pomeriggio di Rai 3 in cui si ospitava il comico con curiosità. Allora in Rai, i politici sapevano metterci professionisti che creavano fior di programmi.

Quale canzone ti è piaciuto più “coverizzare“?

Sicuramente le prime, come “Una domenica bestiale” di Fabio Concato. Prima non c’era un modo semplice come oggi di trovare un tormentone, si doveva cercare qualcosa che fosse di dominio pubblico. Altre canzoni che mi è piaciuto molto cantare sono state “Scrivimi” di Nino Bonocore, o tra le ultime “Fango” di Jovanotti.

E Giusy Ferreri (Nosei canta una bellissima cover di “Non ti scordar mai di me”, in cui racconta la vera storia della diva di X-Factor, ndr)?

La Ferreri è stata un fenomeno, per cui era impossibile non farla, ma sono un po’ meno orgoglioso rispetto ad altri pezzi, perché è un’imitazione che hanno fatto tutti.

Qualche cantante si è mai offeso?

Qualcuno scherzosamente mi rincorreva dietro le quinte dei teatri. Oppure Raf diceva: “Uno si impegna per scrivere una canzone seria e tu poi la fai diventare: che cosa resterà di quest’Audi 80″. Alcuni, quando non erano famosi, mi hanno persino chiesto di coverizzarli, uno tra tutti Biagio Antonacci.