Stefano Priarone spiega in un corsivo per La Stampa perché non lo vedremo nell’edizione di quest’anno de “La pupa e il secchione”. L’autore dell’unico saggio di genere in Italia, “Nerd power”, aveva contattato la redazione del programma proponendosi come opinionista: la redazione gli aveva offerto un posto da concorrente, per il quale l’autore ha fatto, come sostiene, il “gran rifiuto” di dantesca memoria.

Nel suo articolo spiega la differenza tra un nerd e un secchione: il nerd è una persona dotata di intelligenza superiore, mentre il secchione è uno che è bravo a scuola perché si applica. Il senso del format, secondo Priarone, dovrebbe accostarsi maggiormente alla ricerca dei nerd, dato che la passata edizione aveva raggruppato dei secchioni e dato anche che il format madre, “Beauty and the geek”, punta sulla “nerdosità” dei partecipanti. E infatti “geek”, nello slang statunitense, è più “nerd” che non “secchione”.

Secondo Priarone, per essere nerd basta essere specialisti e appassionati di qualcosa, leggere fumetti, giocare ai videogames, guardare “Star Trek“, caratteristiche non possedute da Monti, Congedo e gli altri secchioni della vecchia edizione del reality di Mediaset. Per intenderci, per essere nerd bisogna essere un po’ come l’uomo fumetto de “I Simpson”.

Racconta Priarone:

I nerd stanno colonizzando il nostro immaginario: sia perché serie TV, film e fumetti sono realizzati da nerd (come Quentin Tarantino o gli autori di Lost) sia perché sono sempre di più i nerd che appaiono nella fiction (TV, film, fumetti), basti pensare a serie come Chuck e Big Bang Theory con protagonisti dei nerd. […] I concorrenti della scorsa edizione de “La pupa e il secchione” erano poco nerd: magari ricchi di lauree (neanche tutti), ma poveri di passioni come videogiochi e fumetti, avere un’edizione più incentrata sulla nerdosità poteva essere un’idea. Purtroppo la produzione non mi voleva come opinionista, ma come concorrente: non li ho più richiamati. Magari ho rinunciato all’occasione della mia vita, ma un vero nerd preferisce raccontare che essere raccontato da altri.