Una lacrima del cielo, chiudi gli occhi, presto, ed esprimi un desiderio“. La notte di San Lorenzo è la notte più magica dell’anno. Non tanto per la storia che vi cadono le stelle, ma perché è l’unico momento in cui tanti di noi si fermano un po’ a contemplare il cielo.

Gli antichi alzavano lo sguardo per tanti diversi motivi: per orientarsi cercando il Polo, per osservare il volo degli uccelli e prevedere catastrofi naturali, per pregare gli dei, o molto semplicemente per godere della sua bellezza. Noi oggi guardiamo in alto solo quando sentiamo il rombo di un motore, quello di un aereo, incuriositi dal fatto che sia così forte eppure non riusciamo a scorgerlo tra le nuvole, e ci chiediamo dove starà andando, e se non sarà destinato a portare morte in un paese più o meno lontano da noi.

Nella notte di San Lorenzo no. Nella notte di San Lorenzo si cerca il posto più buio dove contemplare un fazzoletto di stelle, ci si dimentica che da lassù possono piovere anche cose brutte, e si aspetta. Si aspetta con il cuore pieno di speranza; si aspetta formulando in testa il desiderio che vogliamo esprimere, per essere pronti a ripeterlo quando finalmente vedremo quella scia luminosa; si aspetta chiedendosi “Chissà, quanto ci vorrà poi perché si realizzi?”.

Sono anni che non vedo una stella cadente, ma sono anche anni che non attendo la notte di San Lorenzo per guardare in alto e aspettare una lacrima del cielo e rendermi conto che quei puntini attaccati lassù possono realizzare i miei desideri anche se rimangono così, appiccicati al tetto del mondo.

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