Il lavoro in Italia è ancora gravamente sessista. Le statistiche presentate oggi alla Commissione Politiche del Lavoro dall’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) parlano chiaro: il differenziale di salario tra uomini e donne oscilla tra il dieci e il diciotto per cento.

Una differenza, come spiegato al convegno, tutta dovuta alla discriminazione, perché considerata a parità di qualifica e impiego. Dalla ricerca, condotta su 10 mila lavoratori e lavoratrici italiane, emerge che il differenziale retributivo di genere misurato sul salario orario dei soli lavoratori dipendenti è pari in media a 7,2 punti percentuali.

Naturalmente ci sono differenze sensibili a seconda delle professioni e del grado di istruzione: nelle donne con bassa istruzione, il gap coi maschi raggiunge il 20 per cento, mentre più ci si avvicina alla prima età di ingresso nel lavoro (20-30 anni) più la differenza di assottiglia.

Un dato confortante – anche se nel contesto di una precarietà che in questo caso non fa differenze di genere – ma che di certo non modifica il quadro di un mercato del lavoro fortemente squilibrato, anche perché lo studio sottolinea come questa perdita di salario si faccia sentire in molti ambiti trasversali, e spesso qualificati, dalle operaie specializzate alle donne impiegate nel settore dei servizi finanziari, nella sanità, nell’istruzione.

Emiliano Rustichelli, curatore della ricerca, denuncia questa condizione:

«Non è più possibile sprecare una forza lavoro qualificata e potenzialmente molto produttiva come quella femminile. I fattori che generano il gender pay gap sono diversi e spesso correlati: fattori culturali e stereotipi di genere favoriscono la segregazione orizzontale e verticale e divaricano il gap di partecipazione al mercato del lavoro tra uomini e donne, la mancanza di politiche di conciliazione costringe le donne a uscire dal mercato del lavoro, ne impedisce la continuità lavorativa e limita le loro opportunità di carriera. Discriminazioni inaccettabili alla luce del fatto che le donne possiedono requisiti di formazione e di esperienza analoghi se non superiori a quelli degli uomini.»

Fonte: Rassegna