Quando si parla di stipendi si pensa subito al gap salariale tra i due sessi, con le donne italiane che guadagnano molto meno dei colleghi maschi anche a parità di anzianità e mansioni. Non stupirà più di tanto, forse, scoprire che esistono differenze non trascurabili determinate dall’aspetto esteriore.

Per le donne bionde, ad esempio, gli stipendi sono mediamente più alti, come ha mostrato uno studio dell’Università del Queensland di qualche mese fa e come ha ribadito, recentemente, il professor Pietro Lorenzetti, a capo del reparto di chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva presso la casa di cura Villa Benedetta di Roma.

Non solo la bellezza paga anche in ambito professionale, ma spesso alcune caratteristiche fisiche femminili sono in grado di determinare profonde differenze, soprattutto in tema di retribuzioni. E se un difetto del viso può anche costare il posto in fase di colloquio di lavoro, una folta capigliatura bionda aiuta a fare carriera.

«Nella mia esperienza, che gode di un punto di vista privilegiato, più che nelle relazioni la bellezza oggi è qualcosa che viene ricercata perché può aiutare nel mondo del lavoro. Diverse ricerche e molti studi di psicologia sociale sostengono che le persone attraenti siano avvantaggiate nel percorso scolastico e nel lavoro. Uno studio dell’Università del Queensland, a Brisbane, ad esempio, ha rilevato che le donne bionde guadagnano circa il 7 per cento in più (sino a 2mila euro l’anno in media) rispetto alle signore con chiome di altri colori, e si sposano con uomini più ricchi delle altre (circa il 6 per cento in più).»

Inutile negare che un aspetto sobrio e curato rappresenti una sorta di valore aggiunto per chi cerca lavoro, tanto che spopolano i servizi di “relooking” mirati a rinfrescare il look delle donne disoccupate che non riescono a trovare un impiego. L’ultima iniziativa, in ordine temporale, è quella portata avanti dal centro per l’impiego francese Pole emploi, che si occupa anche di organizzare sedute di trucco e parrucco finanziate totalmente dallo Stato. Non mancheranno di certo le aspiranti lavoratrici che chiederanno di cambiare anche il colore dei capelli.

Fonte: Le Figaro