Sono in tanti a dire che si sente la mancanza del cabaret di una volta in TV. Naturalmente, come tutte le forme espressive, anche il cabaret ha mutato immagine, anche se a volte la forma assunta non è proprio gradita a tutti. In fondo, è facile fare il comico con le volgarità e con il {#sesso}: quello che era difficile un tempo era scherzare velando quello di cui si parlava, oppure offrire dell’ottima satira partendo dalle cose spicciole, quelle che abbiamo sotto gli occhi continuamente e quotidianamente.

Galleria di immagini: Cochi e Renato

Come i nonsense di Cochi e Renato, cioè del duo formato da Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni, nato negli anni ’60 e tornati di nuovo in auge in TV negli ultimi anni. Ultimamente il duo è stato restituito al teatro, sebbene c’è stato persino un tempo in cui i comici sembravano essersi separati, da quando Renato aveva deciso di votarsi completamente al cinema. Con dei buoni risultati, a volte.

I nostalgici hanno apprezzato moltissimo il loro ritorno in TV, dapprima con “Nebbia in Valpadana“, in cui ogni tanto cantavano le loro divertentissime canzoni. Teniamo presente che le fiction degli ultimi anni che si sono avvalse di attori molto famosi, a volte si sono lanciate in citazioni a beneficio degli appassionati: pensiamo a quando, ne “Il maresciallo Rocca”, a Gigi Proietti veniva proposto di giocare la tris formata da Soldatino, King e Dartagnan, come in “Febbre da cavallo”.

Le canzoni di Cochi e Renato resistono così al tempo e i loro sketch si sono perpetuati anche in qualche recente edizione di Zelig. Canzoni come “Nebbia in Valpadana”, appunto, furono attualizzate, in modo da far riferimento a qualcosa con cui il pubblico di oggi avesse dimestichezza, come per esempio i telefonini, ma anche fatti di cronaca nei quali tutti avrebbero scorto un chiaro riferimento.

I brani di Cochi e Renato restano degli evergreen soprattutto per i loro contenuti, che sebbene richiamino una vecchia idea di cabaret, risultano sempre molto divertenti. Come in “E la vita la vita“, che fu anche la sigla di “Canzonissima ’74”: un invito ad andare avanti, anche se ogni tanto c’è qualche disgrazia, e la grande festa che è la vita improvvisamente finisce.