Non si ferma l’ondata di violenza che ha colpito la cittadina norvegese di Oslo. Dopo l’esplosione di ieri nei pressi degli uffici del Primo Ministro, bomba che ha causato il ferimento di 7 persone, una vera e propria strage ha avuto luogo poche ore dopo nell’isola di Utoya, dove una sparatoria ha portato alla morte di 91 persone, quasi tutte giovani studenti.

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La polizia locale ha ieri sera arrestato un trentaduenne, Anders Behring Breivik, accusato di essere il responsabile di questi atti di terrorismo. L’uomo sarebbe stato identificato come un fondamentalista cristiano legato all’estrema destra anti-islamica, mentre un altro individuo è stato fermato nel tentativo di raggiungere armato di coltello il Premier Jens Stoltenberg.

La scelta dell’isola di Utoya è tutt’altro che casuale. La località, distante solo 30 minuti da Oslo, ospitava ieri il raduno dei giovani laburisti, la stessa compagine politica del primo ministro norvegese. Breivik, forse aiutato da un complice così come dichiarato da alcuni testimoni, ha prima parcheggiato un’auto ricolma di esplosivo nel centro di Oslo e, dopo circa 90 minuti, ha raggiunto il raduno e ha iniziato a sparare all’impazzata sulla folla.

Scioccanti i racconti dei superstiti: il killer si sarebbe aggirato tra la folla, popolata da giovanissimi e minorenni, con calma serafica e sorrido sardonico, uccidendo le proprie vittime a colpi di mitraglietta. Unica via di fuga dalla follia omicida del trentaduenne è stato il mare, dove in molti si sono gettati per sfuggire ai proiettili.

“Camminava lentamente lungo l’isola e ha sparato contro tutti. Poi si è avvicinato verso il posto dove ero seduta e ha aperto il fuoco uccidendo subito dieci persone. La cosa strana è che era così calmo. Sono riuscita a salvarmi perché mi sono buttata in acqua”.

“Ci siamo riuniti per parlare di quanto era appena accaduto a Oslo quando abbiamo sentito gli spari. Sul momento non gli abbiamo dato importanza, poi tutti hanno iniziato a scappare”.

“Ho visto un poliziotto con i tappi per le orecchie. Ha detto: “Vorrei riunirvi tutti”. Poi ha iniziato a sparare. Siamo corsi sulla spiaggia e iniziato a nuotare verso la terraferma”.

Sono stati i social network, Facebook e Twitter fra tutti, ad aver fornito le prime notizie su quel che stava succedendo nell’isola di Utoya, complice anche un certo caos informativo dei media tradizionali che, di primo acchito, avevano attribuito le responsabilità della strage a gruppi legati ad Al Qaeda. Breivik si presenterà davanti ai giudici entro i prossimi tre giorni, mentre le autorità indagano sui suoi complici. L’uomo dapprima ha negato le proprie responsabilità, poi ha dichiarato di essere un laburista nel tentativo, invano, di trarre in inganno la polizia.

Parole di sentito cordoglio sono arrivate dal premier Jens Stoltenberg:

“Conoscevo personalmente molte delle persone che hanno perso la vita. Un luogo di paradiso è stato trasformato nell’isola dell’inferno”.