La Norvegia non riesce a darsi pace dopo la strage dello scorso venerdì, quando il fondamentalista cristiano Anders Behring Breivik, in tenuta da poliziotto, ha prima radunato e poi fatto fuoco sui giovani laburisti riuniti nell’isola di Utoya, uccidendone oltre 91.

Non tutti, però, sono concordi sulle responsabilità di Breivik nella strage di Oslo: l’esponente dell’estrema destra europea, il quale aveva già pubblicato da tempo su Internet il proprio piano folle, sarebbe stato facile da disarmare e rendere inoffensivo. È quello che sostiene oggi Vittorio Feltri dalle pagine de Il Giornale, dove accuserebbe i giovani di Utoya di essere stati poco reattivi al fuoco del nemico.

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“Ma in questo caso, stando alle notizie in nostro possesso, sull’isola (un chilometro quadrato, quindi piccola) si trovavano circa 500 partecipanti a un meeting annuale di laburisti. Un numero considerevole. Quando Breivik ha dato fuori da matto e ha cominciato a sparare, immagino che lo stupore e il terrore si siano impadroniti del gruppo intero. E si sa che lo sconcerto (accresciuto in questa circostanza dal particolare che il folle era vestito da poliziotto) e la paura possono azzerare la lucidità necessaria per organizzare qualsiasi difesa che non sia la fuga precipitosa e disordinata, contro un pericolo di morte. Ciononostante, poiché la strage si è consumata in 30 minuti, c’è da chiedersi comunque perché il pluriomicida non sia stato minimamente contrastato dal gruppo destinato allo sterminio. […] Ma 50 – e sull’isola ce n’erano 10 volte tante – se si lanciano su di lui, alcune vengono sicuramente abbattute, ma solo alcune, e quelle che, viceversa, rimangono illese (mettiamo 30 o 40) hanno la possibilità di farlo a pezzi con le nude mani.”

Sono queste le parole dell’editoriale del giornalista, intitolato “Quei giovani incapaci di reagire”, di cui è disponibile un estratto digitale a questo indirizzo. Parole certamente destinate a far discutere perché, come ormai noto, il terrorista ha attirato a sé giovani ed adolescenti con l’inganno e, nel caos generale, l’unica via di fuga è stata il mare. Esemplare di questa tragedia è la fotografia diramata in queste ore, dove Breivik si appresta ad uccidere un giovanissimo inginocchiato ed implorante di fronte alla canna del suo fucile.

Sul Web sono già montate le critiche all’intervento di Feltri e, negli ultimi minuti, Facebook e Twitter si stanno popolando di messaggi tra lo stupito e l’indignato. Lo stesso è successo lo scorso sabato, quando la stessa testata aveva dapprima accusato il terrorismo islamico di essere il responsabile della strage, per poi ritirare la prima pagina dell’edizione cartacea una volta scoperta l’identità dell’estremista cristiano.