Lo stress da lavoro rappresenta la prima causa di assenza dall’ufficio nella maggior parte delle nazioni europee, come ha recentemente dimostrato un sondaggio inglese. In Italia la situazione non è più rosea, soprattutto perché a essere più colpite da questo malessere sono le donne, e le mamme in primo luogo.

Si chiama sindrome da stress lavoro-correlato e, a quanto pare, si tratta di un fenomeno in forte crescita che non risparmia nessuna categoria lavorativa. Secondo i dati resi noti dal convegno “Benessere organizzativo” tenutosi a Messina, organizzato dalla Fiaso (Federazione Italiana di Asl e Ospedali), sono tuttavia le donne in gravidanza a essere maggiormente coinvolte.

I motivi? Una donna in gravidanza ha diritto generalmente al periodo di astensione dal lavoro, ma spesso questa situazione provoca stress sia nella diretta interessata sia nei colleghi, perché non sempre la futura mamma viene sostituita da un’altra persona e, di conseguenza, il carico di lavoro per gli altri si moltiplica. Per non parlare dello stress causato dalla paura di perdere il lavoro dopo la maternità, un incubo che diventa realtà per troppe donne.

«Lo stress è il secondo problema di salute legato all’attività lavorativa. Per non parlare delle giornate di lavoro perse: oltre la metà delle assenze per malattia è legata a questo problema. Per un costo di circa 20 miliardi di euro nei 15 Paesi dell’Ue.»

Giancarlo Sassoli, coordinatore del progetto della Fiaso, sottolinea un altro aspetto legato alla sindrome da stress lavoro-correlato, che riguarda da vicino le donne medico e comunque impiegate nel settore della sanità.

«In ospedale o in ambulatorio è comprovato che i sanitari sottoposti a maggior stress da lavoro correlato commettono anche più errori clinici.»

È sempre la Fiaso a lanciare un progetto innovativo, il primo in materia, che coinvolge 16 aziende sanitarie e ospedaliere italiane: la creazione di una check list che aiuti a individuare precocemente la presenza di alcuni fattori di rischio e altri possibili elementi che potrebbero causare una situazione di stress nel lavoratore.

«Attraverso un meccanismo di rilevazione messo a punto seguendo le linee guida recentemente stabilite dalla Commissione consultiva permanente per la sicurezza e la salute del ministero del Lavoro, è stata stilata una ‘check list’ di possibili fattori di rischio stress lavoro-correlato. ad esempio le assenze per malattia, il lavoro notturno, la reperibilità. Ma anche fattori legati alle relazioni sociali nell’azienda, alla formazione o alla gestione del lavoro.»

In Italia, ad esempio, il 27,5% delle aziende effettua corsi di formazione manageriale mirati a migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti, con la consapevolezza che un clima pesante in ufficio, unito a un rapporto conflittuale tra colleghi e a limitate possibilità di richiedere un’eventuale flessibilità, riducono inevitabilmente la produttività aziendale.

Fonte: Libero News