Attenti genitori. Se allo Zecchino d’Oro di qualche anno fa una dolce bimba cantava a squarciagola “Le tagliatelle di nonna Pina“, soluzione ideale per ritrovare l’energia, oggi pare che la pasta non sia più sufficiente.

E per vincere lo stress di enormi sollecitazioni mentali, continue verifiche scolastiche, allenamenti, competizioni e solitudine domestica, un giovane su 5 inizia a drogarsi tra gli 11 e i 13 anni.

A dirlo sono i dati estratti dalla ricerca “Giovani, uso di sostanze, precarietà e genere”, basata anche su interviste che hanno coinvolto 509 persone di Milano, Genova, Napoli, Roma e Firenze, con età prevalentemente compresa fra i 14 e i 34 anni.

Anche se, dalla stessa ricerca emerge che, in generale, l’uso di cannabinoidi (il 90% di sostanze assunte) avviene tra i 14 e i 16 anni.

Un fenomeno sociale da studiare, e nei cui confronti è necessario attuare da subito strategie d’intervento. Se i genitori sono obbligati a lavorare, se le famiglie non hanno alcuna assistenza nel poter crescere con la presenza, l’attenzione e l’amore dovuto a una creatura umana, la già allarmante situazione non potrà migliorare.

Sempre da questa indagine, ne esce che l’alcool viene preferito dalla maggior parte delle femmine. In ogni caso, la ricerca di sballo pare sia strettamente legata al bisogno di vincere e superare la fatica di vivere.

Niente di nuovo, in fondo. La nota di novità è più sul fronte qualitativo: se dalla fine degli anni ’80 al 2005 la cannabis aveva spopolato, a oggi è notevolmente aumentato il consumo di droghe pensanti e di sintesi, come anfetamine, ecstasy, lsd, ketamina e popper.

E se dagli anni ’70 agli ’80 è stato dominante il consumo di droghe leggere, molto spesso legato a fenomeni di socializzazione, oggi c’è una preoccupante chiusura, un’inversione di tendenza che la ricerca stigmatizza: in aumento il consumo solitario e in ambiente domestico, o comunque protetto. Addirittura, il 41,8% degli intervistati ha dichiarato di usare sostanze stupefacenti prima di andare a scuola o al lavoro.