In un articolo del quotidiano Il Messaggero di ieri è riportata un’interessante denuncia relativa alla pratica, invalsa in numerose Aziende Sanitarie Locali di diverse regioni italiane, di acquistare strumentazioni mediche made in Cina.

Misuratori per la glicemia dei pazienti diabetici, bisturi e altri strumenti che costano un terzo di quelli prodotti altrove, garantendo quindi un notevole risparmio alle Asl, molte delle quali hanno di recente subito dei tagli finanziari, ma che non garantiscono il medesimo livello di qualità.

Nel caso dei misuratori per diabetici, ad esempio, i risultati emersi dai test fatti con le macchinette made in Cina hanno prodotto dati totalmente sbagliati, il che ha significato, nella pratica, la somministrazione di dosi eccessive o eccessivamente scarse di insulina nei confronti dei pazienti, molti dei quali bambini. Il tutto è accaduto perché le suddette macchinette non erano state tarate bene.

Ma scoprirlo non era così facile: la Cina è infatti riuscita a creare copie apparentemente perfette, e, soprattutto, ad aggirare i controlli dell’Unione Europea, che impone ai prodotti il marchio “CE”, ponendo al posto di quest’ultimo le due lettere “C E” che stanno, però, per “China Export”.

Insomma un trucchetto niente male, che rischia, però, di produrre molti danni alla nostra salute. I diabetici, infatti, non sono gli unici a pagare le conseguenze di questo business: un disagio è anche quello vissuto dai paraplegici che necessitano della fornitura di cateteri per poter svolgere una vita quotidiana normale, per poter uscire di casa. Molte Asl, invece, stanno acquistando i cateteri da Cina e Corea, ma:

Sono cateteri a basso costo e di vecchio stampo. Ormai esistono quelli che limitano al massimo le infezioni.

Dato che questi ultimi non vengono forniti dalle strutture sanitarie, molti se li comprano da soli, arrivando a spendere anche oltre duecento euro al mese.

Certo è normale e comprensibile che un’azienda sanitaria tenti di risparmiare, ma invece di farlo sugli strumenti, perché non ridurre i non certo esigui stipendi dei medici?