Un tribunale filippino ha condannato un padre a 14.400 anni di carcere per aver abusato ripetutamente, per 365 giorni, della sua bambina ai tempi minorenne.

Lo stupro all’interno dell’ambito familiare è un atto purtroppo molto diffuso, come riportano anche le cronache nostrane e di cui ci siamo occupati anche noi.

Come apprendiamo da Giornalettismo.it, il padre aguzzino era stato originariamente condannato a morte, ma nelle Filippine questa pratica è stata abrogata nel 2006.

La Corte D’Appello di Manila, che si espressa sul caso solo l’8 settembre di questo anno, ha deciso di commutare la condanna a morte in ergastolo, stabilendo la reclusione a 40 anni di carcere moltiplicati per ogni stupro praticato. Nelle Filippine 40 anni di carcere sono la pena massima consentita dalla legge.

La vittima degli stupri, che al tempo aveva 13 anni mentre ora ne ha 22, in concomitanza della partenza per Honk Kong della madre per un lavoro come domestica, venne affidata con i fratelli alla tutela del padre a Los Banos, cittadina poco a sud di Manila.

La giovane afferma di aver subito abusi quotidiani tranne quando era indisposta o durante i giorni festivi, giornate in cui veniva obbligata al sesso orale. Le violenze si interruppero quando la bambina, riluttante a tornare a casa dopo una vacanza in compagnia dei pareti della madre, confessò tutti gli abusi subiti.

La madre, ritornata a Los Banos, denunciò il marito che si difese accusandola di inscenare il tutto per ottenere la custodia dei figli e sposare uno straniero. Ipotesi rigettata dalla Corte D’Appello.

La nota dolente è che l’uomo può ancora ricorrere alla Corte Suprema.