Stop alle violenze sessuali da parte dei gruppi armati. È questo che hanno gridato migliaia di donne a Bukavu, nell’est del Congo, radunatesi in una marcia grandiosa e imponente che ha percorso le vie della città il 17 ottobre.

Al termine di una settimana dedicata ai convegni del Movimento Femminista Internazionale, la Marcia Mondiale delle Donne ha sancito una volta per tutte la condanna del terrorismo sessuale, che solo nel 2009 ha contato oltre quindicimila donne stuprate da milizie ribelli.

Nella regione congolese più esposta, infatti, la popolazione femminile è in totale balia di uomini armati che usano lo stupro di massa come una qualsiasi arma di guerra. Tra la folla si potevano leggere frasi come “No al terrorismo sessuale”, oppure “Potere alle donne e alle ragazze”, parole forti dette da chi ha deciso di ribellarsi a questi soprusi, che anche nei primi mesi del 2010 non si sono placati.

Se a capo della manifestazione c’era Olive Lembe Kabila, la moglie del presidente in carica Joseph Kabila, le manifestanti sono arrivate da altri 43 paesi, tutte unite nell’intento di riconquistare una dignità finora totalmente usurpata. Ecco che cosa ha affermato Miriam Nobre, organizzatrice della marcia ed esponente del Movimento Femminista:

Sono anni che cerchiamo di farci sentire e oggi abbiamo l’impressione che finalmente la comunità internazionale cominci a interessarsi veramente ai nostri problemi. Bisogna combattere contro l’impunità, bisogna che gli autori degli stupri siano condannati. Solo ciò permetterà alle donne violentate di riottenere la loro dignità.