Perplessità dopo le esternazioni del Premier nei confronti del nucleare: la scelta della moratoria che stopperebbe solo momentaneamente la preferenza verso l’energia atomica ha insospettito anche la Cassazione.

La decisione di bloccare un quesito referendario, per legge, spetta alla Corte Suprema di Cassazione la quale rimanda alla sentenza 68 del 1978: una nuova legge non provoca l’annullamento automatico di un referendum, ma può impedirne lo svolgimento solo se abbandona i principi ispiratori della disciplina preesistente che si vuole abrogare.

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Apprendiamo queste novità dalle pagine di Repubblica.it, che sottolinea le riserve della Cassazione nei riguardi della normativa la quale non fermerebbe l’ipotesi nucleare come richiesto dal quesito referendario, ma si avvarrebbe della possibilità di sospendere il discorso solo momentaneamente per poi riprenderlo in seguito.

La sentenza 68 serve proprio a impedire che una norma sibillina possa aggirare gli ostacoli referendari in modo del tutto improprio e, principalmente, senza la consultazione dell’opinione pubblica. Come sostiene Gaetano Azzariti costituzionalista alla Sapienza:

“In tal modo si vuole impedire che un legislatore smaliziato possa modificare solo formalmente una legge, per evitare il pronunciamento popolare”.

In questo momento la Cassazione ha preso in considerazione l’ipotesi di valutare le parole espresse dal Premier, in attesa che l’emendamento diventi legge prima di decidere in merito.

Tutto potrebbe avvenire a ridosso della data referendaria e, anche in caso di vittoria dei Sì, potrebbero bastare 5 anni e un rinnovo del Parlamento per rimettere in discussione la scelta ottenuta con il quorum. Introducendo nuovamente le norme abrogate, quindi ribaltando la decisione ottenuta tramite votazione popolare.